Ugl pensionati: rivedere il sistema sanitario nazionale

ROMA - "Il nostro Sistema sanitario nazionale deve essere rivisto". A dirlo Sossio Moccia, componente del comitato consultivo nazionale della Ugl Pensionati. "Nel passato è stato considerato -afferma- da molte organizzazioni internazionali uno dei migliori sulla base di tre indicatori: il miglioramento dello stato complessivo della salute della popolazione; la risposta alle aspettative di salute e di assistenza sanitaria dei cittadini; l'assicurazione delle cure sanitarie a tutta la popolazione".

"L'Italia tuttavia -fa notare- è, da un lato, condizionata dal pesante debito pubblico accumulato e, dall’altro, partecipa del problema comune a tutti i Paesi industrializzati, consistente nel pesante incremento della spesa, dovuto all’innovazione scientifica e tecnologica. L’esigenza di una revisione del sistema nasce peraltro anche da fattori demografici, quali la tendenza all’invecchiamento della popolazione e la crescente fragilità e multi-cronicità, nonché da ragioni quali il mutuo concetto di benessere e di qualità della vita con il conseguente aumento delle aspettative da parte dei cittadini".

"Per rendere possibile il cambiamento -auspica Soccio Moccia- occorre mettere insieme tutte le energie, confrontare le buone pratiche, creare un rapporto sinergico fra tutti i protagonisti coinvolti, responsabilizzare tutte le istituzioni che operano a vari livelli e, soprattutto, realizzare un servizio sanitario sostenibile, che abbandoni l’idea di sanità come semplice voce di costo per concentrarsi, invece, sul concetto di salute come valore e occasione di investimento per il nostro Paese". "Molti dati -precisa- mostrano il tentativo dei cittadini italiani di supplire a una carenza di sistema, ma anche la necessità di scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Conseguenza di ciò è un aumento della diseguaglianza e delle differenze interregionali".

"Analizzando l’andamento della spesa sanitaria media pro-capite nelle regioni italiane -ricorda il sindacalista- emergono importanti differenze interregionali, che mostrano come la spesa sanitaria delle famiglie italiane sia legata principalmente al reddito e poco alla qualità dell’offerta pubblica".

"La qualità dell’assistenza -avverte- è il risultato finale di un complesso intreccio di fattori, quali la capacità di gestione, la razionalità dell’uso delle risorse disponibili, la capacità di governo dell’innovazione e di indirizzo dei comportamenti professionali degli operatorie, non ultima, della gestione del rischio".

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