L’approccio pedagogico al Riabil Center di Castrovillari (tratto dal libro “Sordità e apprendimento” di Francesca Giovanna D’Ingianna edito da il Coscile)

 CASTROVILLARI - La funzione cognitiva umana si può considerare un sistema completo di processi interattivi che generano, codificano, trasformano e manipolano le informazioni provenienti dalle diverse fonti. In essa sono coinvolti diversi processi psicologici quali: la conoscenza, il pensiero, la capacità di risolvere problemi, ma anche le attività motorie e i processi di percezione, immaginazione, memoria, attenzione e apprendimento assieme ad atti sociali comunicativi. Il processo cognitivo, dunque, ha uno sviluppo gerarchico che coinvolge le organizzazioni sensomotorie passando attraverso l’adattamento e l’interazione tra organismo e ambiente, fino a raggiungere il pensiero simbolico assieme all’organizzazione dei processi mentali superiori. L’attenzione e la memoria, quindi, sono aspetti cognitivi fondamentali per la costruzione della conoscenza ed entrambi risultano inficiati dalla privazione sensoriale uditiva. Ad esempio, il soggetto audioleso non ha una buona capacità attentiva in quanto non ricevendo stimoli 24 ore su 24 (come avviene in una situazione normo-uditiva) non ha la possibilità di seguire a pieno le situazioni e pertanto si estranea facilmente. Poiché il non udente viene catturato esclusivamente da ciò che accade nel suo spazio visivo, la possibilità di essere richiamato dagli eventi (l’attenzione spontanea) è legata appunto al campo visivo. Inoltre, nell’audioleso la memoria risulta carente a livello uditivo a causa della mancanza di immagini acustiche: il bambino non ricorda i suoni ma semmai la forma che assume l’apparato fonatorio nel produrli (ricordo propriocettivo) o il grafema corrisponde al fonema (ricordo visivo).  Ciò significa che in presenza di un soggetto audioleso si può e si deve contare sulla sua memoria visiva cinestetica ed esperienziale. L’intervento didattico (oltre a quello terapeutico) ipotizzato nel paragrafo precedente tiene conto di tutto ciò in quanto si parte dal presupposto che il bambino sordo non va guardato come un disabile ma come un soggetto diversamente abile. Si potrebbe paragonarlo ad uno straniero appartenente ad una minoranza culturale con un bagaglio socio-culturale e linguistico da valorizzare, da rispettare e da conoscere. Pertanto, uno dei compiti più importanti dell’insegnante è quello di conoscere la cultura sorda grazie alla quale può essere in grado di spiegare i concetti più complessi e astratti della lingua italiana ricorrendo anche all’uso di strumenti della mediazione visiva: immagini, disegni, scritture, colori, simboli, espressioni facciali, esibizioni facciali, segni, specchio, eccetera. Questi strumenti, infatti, consentono all’audioleso di far leva sulle sue doti visive e di aumentare il livello di attenzione e di comprensione in quanto le immagini, la scrittura, i colori e i disegni lo aiutano a rafforzare i concetti appresi. In conclusione, l’obiettivo di questo lavoro è quello di proporre ai docenti curricolari e di sostegno alcune riflessioni sulle problematiche collegate alla sordità rimandando poi alla lettura di testi specifici in parte proposti nella bibliografia e non, per un ulteriore approfondimento sia teorico che didattico. E’ opportuno però sottolineare che l’insegnante, una volta compreso il perché di certe difficoltà, è in grado da solo di adeguare la propria didattica utilizzando le competenze metodologiche che già possiede e che derivano dall’esperienza alle necessità dell’alunno sordo, utilizzando al massimo il canale visivo che è integro. Scoprirà, inoltre, con grande sorpresa (come lo è stato per noi presso il Riabil Center) che quasi sempre quello che va bene per l’alunno sordo va benissimo anche per gli alunni udenti che hanno difficoltà scolastiche di vario genere.

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