La Cgil: Sanità calabrese al collasso

REGGIO CALABRIA - La Cgil di Reggio Calabria – Locri denuncia con preoccupazione il mancato rispetto dei dettami costituzionali in materia di tutela della salute in Calabria. “Non saprei come altro definire quello che da anni sta avvenendo nella nostra regione, attraverso un attacco senza precedenti alla erogazione dei servizi della sanità pubblica e un contemporaneo svilimento dell’importante ruolo svolto dalla sanità accreditata – dichiara Gregorio Pititto, segretario generale della Camera del Lavoro di Reggio Calabria – Locri – I tagli continui, a cui il commissariamento ci ha tristemente abituati, sono l’esatto contrario della promozione del principio insostituibile del primato della persona e della cura della sua salute. L’accorpamento di reparti e la cancellazione dei piccoli ospedali di periferia rendono gravosa l’opera degli presidi dei grandi centri, non sempre in grado di fornire servizi tempestivi, collassando i pronto soccorso, reparti che per primi sono decisivi nel salvare vite umane. Contestualmente – continua Pititto – si decide di tagliare la sanità privata accreditata, mandando in ulteriore tilt le prestazioni erogate dagli ospedali come il Riuniti e mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. Nel nostro Paese il diritto alla salute viene garantito anche attraverso la promozione del principio di sussidiarietà; circostanza che pare completamente sconosciuta a chi sta gestendo a livello commissariale la Sanità in Calabria e, in particolare adesso, a Reggio. Ciò che come sindacato vorremmo comprendere – rincara il segretario generale – è se ai continui tagli nei presidi medici periferici e alla scure riservate alle strutture accreditate corrispondono potenziamenti negli ospedali hub. Se ciò non fosse (come fino ad oggi non è stato) annunciamo che solleveremo le barricate per difendere il diritto alla salute dei reggini e per tutelare i lavoratori che da anni e anni offrono la loro professionalità a vantaggio dei cittadini.  Ad esempio, penso all’avviamento delle procedure per la messa in liquidazione dell’Istituto De Blasi, comunicato qualche giorno fa ai sindacati; agli oltre cento lavoratori che vedono il loro futuro professionale sgretolarsi in nome di scellerati tagli che faranno aumentare la migrazione sanitaria e colpiranno il già fragile tessuto economico di Reggio. La nostra città è già sufficientemente martoriata sotto entrambi i punti di vista – conclude Pititto - Chi oggi è a capo della Sanità reggina pensi piuttosto ai duemila pazienti reggini che ogni anno attraversano lo Stretto per curarsi o ai nefrodializzati che ogni giorno fanno centinaia di chilometri per essere curati. Sono queste le domande che dovrebbe porsi un manager o un commissario  della Sanità, non altre”.

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