Fondazione Betania, missione e imprenditorialità


Don Biagio Amato

CATANZARO - Se si chiede a don Biagio Amato quale sia l’episodio più significativo negli ultimi 32 anni della sua vita, trascorsi alla presidenza di Fondazione Betania Onlus, prima realtà calabrese, con la sua storia di quasi 75 anni, a operare nell'ordinamento socio-sanitario e socio-assistenziale e oggi leader del settore con circa 400 addetti, il pensiero va a ritroso e ferma un’immagine. Un’immagine emblematica, che la dice lunga sul fascino di una figura che ha saputo coniugare attività sociale e missione sacerdotale con fare da innovatore. Anzi, ci si passi il termine, da “rivoluzionario”, visto che lui non rinnega, anche per ragioni anagrafiche, le sue origini sessantottine. “Quando, nel ’91, lo Stato emanò una legge che diede a certe categorie di Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) la possibilità di riacquisire la natura giuridica privata che avevano negli anni Quaranta, lavorammo per ben due anni per preparare le carte e creare le condizioni favorevoli dal punto di vista amministrativo, politico e territoriale. Ma a questa idea si opponevano partiti politici e sindacati, oltre che rappresentanti istituzionali, che ancora vivevano Betania come luogo di clientelismo. Basta rileggersi le cronache dei quotidiani locali di quegli anni. La esigibilità di questo diritto è stata possibile solo perché agli assessori e al presidente che avrebbero dovuto partecipare alla seduta di giunta regionale sono stati consegnati dall'ufficiale giudiziario le diffide a discutere questo punto all'ordine del giorno altrimenti si sarebbe adito la via penale. Gli attacchi alla mia persona erano continui, perché avevo deciso di recidere tutti i vincoli esterni che da qualche decennio condizionavano e non poco la gestione autonoma di Fondazione per ottenere vantaggi soprattutto politici. Per esempio, alla fine degli anni Ottanta si era riusciti, dopo non poche resistenze partitiche e burocratiche, a eliminare i seggi elettorali interni a Fondazione, dove quando si votava succedeva di tutto, e fare esercitare il diritto di voto accompagnando gli ospiti nei seggi elettorali del territorio”.

Fondazione Betania

Una premessa indispensabile per capire cosa sia Fondazione Betania, la “realtà più longeva del no profit in Calabria”, spiega don Biagio, con le sue 17 strutture che operano sia nel settore sanitario sia in quello socio-sanitario e socio-assistenziale. Nata nel 1944 su impulso dei sacerdoti don Giovanni Apa, don Giovanni Capellupo, don Nicola Paparo e di una donna consacrata, Maria Vincenza Macrina, Betania non ha mai perso di vista la sua idea fondante. “La nostra non è una missione con obiettivi generici, mira invece alla dignità della persona i cui elementi fondamentali sono l’autonomia, l’autogestione e l’inclusione”. Già negli anni Quaranta Fondazione Betania (allora Opera Pia “In Charitate Christi”) si prendeva cura delle persone fragili − coniugando i servizi sociali con quelli sanitari sia in regime domiciliare sia in regime residenziale − all'interno di un edificio nella località Fondachello di Catanzaro. Bisogna attendere invece l’inizio degli anni Sessanta per vedere Betania operare in regime di accreditamento prima con il ministero degli Interni, poi con il medico provinciale e poi con il Ministero della Sanità. Soltanto a partire dagli anni Settanta, invece, le convenzioni saranno sottoscritte esclusivamente con l’assessorato regionale alla Sanità in forza della legge 118/1971 per “...adeguate prestazioni educative, medico-psicologiche e di servizio sociale a favore delle persone riconosciute invalide civili” . Un dato storico importante è che Fondazione è stata la seconda struttura assistenziale in Italia a richiedere e ottenere, nel 1987, la convenzione con la Regione per i servizi socio-sanitari ai sensi e per gli effetti del Dpcm 8/8/1985. Ancora però non viene superato il regime della legge 118/71 (in Calabria ciò avverrà nel 1991, quando la Regione, su esplicita richiesta di Fondazione, ottenne una convenzione non più ex art. 3 legge 118/1971 bensì ex art. 23 legge 833/1978). Così come Fondazione Betania è stata la prima struttura in Italia e la seconda in Europa che alla fine degli anni Ottanta ha avviato un processo di de-istituzionalizzazione applicato alle persone ospiti del centro di riabilitazione ex articolo 3 della legge 118/1971. Percorso poi normato soltanto nel 1992 con la legge 104. Un processo che ha portato, alla fine degli anni Novanta, oltre cento persone con disabilità medie e gravi a vivere non più nel centro di riabilitazione bensì in piccoli nuclei di tipo familiare distribuiti a Catanzaro, Simeri Crichi e Chiaravalle Centrale. Mentre a Serra San Bruno veniva aperta la prima casa famiglia Dopo di Noi.

Oggi il panorama dei servizi offerti da Fondazione è estremamente variegato. Dai centri diurni socio-riabilitativi e socio-assistenziali ai tre servizi riabilitativi (in regime residenziale, diurno e ambulatoriale); dalle due case protette per anziani alle due residenze sanitarie assistenziali (Rsa) per anziani; dalle sette strutture socio-assistenziali residenziali per disabili, a una Rra per disabili; dalla casa famiglia per disabili a un centro diurno socio-riabilitativo per disabili, a un centro diurno per persone con problemi cognitivi. Una galassia di servizi in cui lavorano, assunti a tempo indeterminato e determinato o con rapporti di natura libero-professionale, ben 400 operatori tra medici, infermieri, terapisti, psicologi, assistenti sociali, educatori professionali e operatori socio-sanitari oltre a figure tecnico-amministrative. “Una realtà socio-economica di grande impatto”, ammette don Biagio, con riferimento alla ricaduta occupazionale in una regione come la Calabria che ha fame di lavoro.

Ma se gli si chiede quale struttura si caratterizza per l’unicità della tipologia dei servizi offerti, don Biagio si illumina. E dice: “Nessuna”. Ma in realtà ha lo sguardo rivolto verso il futuro. Ovvero verso il finestrone del suo ufficio di presidenza che si affaccia sull’ultimo gioiello. “A dicembre ultimeremo una nuova Casa protetta frutto dell’esperienza maturata in questi anni”. Il sogno di coniugare una più marcata esigenza di privacy, avvertita dalle persone che si rivolgono a questo tipo di strutture, col bisogno di socializzazione sta per diventare realtà, di là da quel finestrone. “Non più i reparti, ma una nuova struttura che prevede appartamenti per quattro persone, ciascuno dotato di due stanze da letto con bagno attrezzato, tisaneria, salottino e terrazzino. Ma questo è il primo piano, mentre il piano terra si caratterizzerà per i servizi: bar, centro estetico, sala polivalente, piccoli negozi, mensa comune, laboratori, parrucchiere, e poi una chiesa vera e propria, non più una cappella”. Saranno 60 i posti letto accreditati, ma sono previsti anche “monolocali di oltre 50 metri quadrati per singoli o coppie che intendono vivere in ambienti protetti a pagamento in modo autonomo e che potranno fruire dei servizi offerti dalla struttura”. Una visione moderna che tenta di rispondere al passaggio epocale “dall'assistenza/assistenzialismo all'esigibilità dei diritti”. Nel quartiere Santa Maria di Catanzaro, dove sta per sorgere la nuova struttura, ci sarà anche un ettaro e mezzo di verde attrezzato a disposizione degli ospiti. Nel verde sono peraltro immerse varie strutture di Betania.

Fulvio Bruno

E veniamo, invece, alle note dolenti. Al contesto di grande confusione normativa e amministrativa con un accavallarsi di atti che vengono prontamente smentiti da quelli successivi o vengono annullati puntualmente dai Tribunali amministrativi. Manca non solo la certezza del diritto ma anche la stabilità nella visione tecnico-politica e, come conseguenza, chi opera in questo campo lo fa con una totale incertezza anche economico-finanziaria. Se da una parte le persone anziane valutate dalle Asp bisognevoli di assistenza in strutture residenziali debbono attendere almeno un anno per poter entrare in una Casa protetta o Rsa anziani, dall'altra gli atti regionali decretano tagli di posti letto per anziani e per persone con disabilità, senza alcuna preoccupazione di assicurare anche in Calabria i Lea così come garantiti in altre Regioni d’Italia. A tutto ciò si aggiunga anche il grave e insopportabile ritardo di oltre 300 giorni nel pagare le fatture sia nel settore sanitario sia socio-sanitario sia socio-assistenziale. La crisi economica, che continua a colpire soprattutto le Regioni più disagiate, crea, di riflesso, grosse difficoltà anche alle famiglie chiamate a pagare la quota che per legge spetta alla persona ospite delle strutture assistenziali. Per cui la gestione delle strutture diventa giorno dopo giorno abbastanza problematica. Inoltre, da qualche tempo si verificano dimissioni di persone anziane o con disabilità per far ritorno in famiglia e ciò perché, con la loro pensione, le famiglie possono avere garantita un’entrata sicura e stabile.

Nato a Serra San Bruno, luogo emblematico della spiritualità mondiale dove Fondazione ha anche la struttura “Airone”, don Biagio opera con la collaborazione sia di un direttore amministrativo, Alessandro Roberto, sia di un direttore sanitario con funzioni anche di direttore operativo come Fulvio Bruno. “Per essere competitivi su un mercato sempre più aggressivo, abbiamo avviato iniziative nell'ottica della modernizzazione, per esempio puntando all'accesso a finanziamenti per il rinnovo o l’approvvigionamento di nuove tecnologie”, spiega lo stesso Bruno. In tal senso è da segnalare il seminario in programma il prossimo 5 ottobre nell’auditorium “Pellicanò” di Fondazione Betania sul tema “La distribuzione del farmaco al soggetto anziano o con disabilità in struttura”, “argomento di grandissima attualità – spiega ancora – che intendiamo approfondire nell'ambito di una campagna per il rinnovo dei carrelli per la distribuzione dei farmaci”. La sfida di Fondazione Betania, continua Bruno, viene dall’Emilia-Romagna, una delle regioni più avanzate nel campo sanitario. Emigrando a Sud, detto da uno che conosce “una realtà territoriale più organizzata sia come assistenza domiciliare sia come residenzialità”, questa sfida diventa “affascinante per l’estrema difficoltà nel conseguire obiettivi che altrove apparirebbero scontati”.


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