Consiglio regionale, cala il silenzio sulla sanità


REGGIO CALABRIA - «È grave il silenzio che è calato sulla sanità». Lo ha detto durante la seduta del Consiglio regionale Carlo Guccione, del Pd, in riferimento all'argomento, oggetto di alcune interrogazioni ed interpellanze, davanti all'assenza, giustificata da «motivi di salute», del presidente della Giunta, Mario Oliverio. Si stavano, infatti, trattando le interrogazioni a risposta scritta, avviate da una richiesta del consigliere Giuseppe Giudiceandrea ai risultati ottenuti con la legge regionale 47 del 2016 che intendeva porre rimedio alla presenza di soli medici obiettori negli ospedali calabresi rispetto alla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Il vice presidente Francesco Russo ha rimandato alle valutazioni del presidente, in una prossima seduta di Consiglio. Guccione, a questo punto, si è chiesto, «dopo quattro anni di 'ferro e fuoco' sulla sanità, dove sia finita l’emergenza sanitaria ripetutamente denunciata dal presidente Oliverio negli ultimi anni». «Improvvisamente, non c'è più l’emergenza sanitaria», ha sostenuto ancora Guccione, che ha definito «dirompente l'improvviso mutismo del presidente della Giunta regionale, sull'argomento. Dopo aver per mesi minacciato di incatenarsi davanti a Palazzo Chigi - ha detto ancora Guccione - adesso ha deciso che non bisogna più farlo. Ritengo che la Calabria abbia perso credibilità a livello nazionale. Non si può strumentalizzare la sanità per fini di potere. Usare così un argomento per raccattare qualche voto. Credo - ha aggiunto rivolgendosi al Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto - che questa Assemblea debba affrontare l’argomento». A seguire, tutte le altre interrogazioni, e interpellanze aventi come argomento la sanità sono state via via rinviate ad una prossima riunione del Consiglio, dedicata al question time, ed alla presenza del presidente Oliverio. «Non è possibile fare un Consiglio regionale - è stata l’ulteriore protesta di Guccione nel corso dei lavori - e sentirsi dire dalla Giunta che non può dare una risposta. Così andiamo in cortocircuito. La Calabria va in cortocircuito».

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