Crotone, la sfida del Centro Turano per il network di ricerca

CROTONE – La sfida, iniziata nel ’91 con l’apertura di un centro neurologico a Crotone, continua. L’obiettivo realizzato, seguendo le indicazioni della prestigiosa Fondazione Turano di Roma, è stato quello di entrare in un network di ricerca sulle neuroscienze. La sfida è quella del Centro Salute Turano, unica struttura privata accreditata con il Servizio sanitario nazionale in Calabria per la neurologia e la psichiatria. Già. Perché la neurologia non era vista come una disciplina produttiva. E non lo sarebbe neanche oggi, se non fosse ben organizzata e collegata a istituti di ricerca non periferici. Ma alla passione non si comanda. La passione per la neurologia è quella che accomuna le vicende umane e professionali di Carmelo Turano, oggi direttore sanitario a Crotone del Centro Salute e presidente a Roma dell’omonima Fondazione, e Caterina Podella, amministratore delegato del gruppo Turano, marito e moglie, entrambi neurologi. Lui formatosi a Roma, Milano e in Canada, lei a Pisa e Milano, decidono nel 1991 di aprire a Crotone un piccolo studio neurologico. In città allora esisteva soltanto un piccolo servizio di Neurologia in ospedale senza posti letto, con un poligrafo analogico molto datato. La sfida allora fu quella di introdurre apparecchiature tecnologiche avanzate per l’epoca, come l’elettroencefalografo digitale. “L’aggiornamento tecnologico – dice la dottoressa Podella – è sempre stato un nostro obiettivo. Abbiamo adesso un Centro molto attrezzato di neurofisiologica clinica (potenziali evocati, elettromiografia, elettroencefalografia digitale...). Sta per partire adesso anche il Centro del sonno, con la registrazione notturna dei disturbi con macchinari innovativi”. Di   primato  in  primato.  Ma  torniamo  alla storia. Nel 2008 il Centro è accreditato per la riabilitazione estensiva sia ambulatoriale che domiciliare e acquisisce la fisionomia di Centro neurologico, psichiatrico e riabilitativo. Il primo in Calabria con la convenzione col Servizio sanitario nazionale sul territorio. Attualmente, con 25 dipendenti, quattro consulenti specialisti, cinque aree principali tra cui non può mancare quella della ricerca e dello sviluppo. Proprio in quest’ area, coordinata da personale neuroscientifico, si elaborano i progetti che vengono poi sottoposti al vaglio di istituti di ricerca e università di prestigio, con cui sono state avviate partnership. Ciò consente al Centro Salute di essere un punto di riferimento per la prevenzione delle malattie cerebrovascolari e per la diagnosi precoce delle demenze. Vicende umane e professionali, dicevamo, che s’intrecciano e si confondono. La storia personale porta marito e moglie all'estero. In Svizzera. A Lugano e Roma, oggi è presente la Fondazione Turano per le Neuroscienze, che disegna, grazie alla collaborazione con università, istituzioni tecnico-scientifiche e associazioni no profit, progetti di ricerca e di alta formazione. Una storia, quella dei neurologi Turano, che non può prescindere da quella degli illustri predecessori, medici e scienziati in famiglia, tra i quali Luigi Turano, già presidente della Società italiana di radiologia e padre fondatore della medicina nucleare. Tra i primati, anche quello di avere dato alla città di Crotone il primo sindaco dopo l’Unità d’Italia, quel famoso Carlo Turano; il suo monumento pensoso guarda il porto, una delle sue geniali intuizioni per rendere Crotone una città aperta sullo Ionio e sui traffici per mare. Ma torniamo alla mission della  Fondazione romana: progetti di ricerca, individuazione di modelli operativi e formazione del personale sanitario. Il tutto all'insegna delle tre A, ovvero tre linee di ricerca che si articolano intorno alle tematiche dell’Alzheimer, dell’Autismo e dell’Adolescenza. “Il feedback tra modello pratico e teorico è continuo”, spiega la dottoressa Podella che con una pennellata traccia una sintesi di quella che è una vera e propria “rivoluzione”, ci si passi il termine, attraverso la quale il management sanitario costruisce intorno al paziente affetto da malattie del sistema nervoso l’ottimizzazione del processo di diagnosi e cura.

Da qui la nuova sfida, il modello operativo di Ausilioteca che in Calabria si pone come Centro ausili tecnologici. Il Cat potrebbe essere una sfida per la Calabria, laddove, lungi dall'essere fanali- no di cosa per le attività scientifiche, si mettono in atto i modelli operativi di eccellenza e si crea una piattaforma di ricerca che coinvolga tutte le strutture sanitarie calabresi che si occupano di disabilità. Con fermezza, la dottoressa Podella rivolge un invito alle strutture socio-sanitarie della Calabria a collaborare con la Fondazione, con partnership di ricerca sui dati relativi al trattamento di pazienti con problemi di comunicazione. “Questo processo di acquisizione dei dati, messo in atto dalla Fondazione, diventa la porta d’ingresso per tutte le strutture del territorio per entrare nel circuito scientifico nazionale e internazionale. La divulgazione scientifica dei risultati porta con sé una portentosa ricaduta d’immagine sulle stesse strutture sanitarie che partecipano ai progetti di ricerca. Questo fattore, oltre a dare valore aggiunto alle attività fornite, costituisce per esse uno strumento di accesso ad agevolazioni fiscali e finanziamenti. Perché per esempio, non creare, grazie al contributo della Fondazione, in tutte le strutture associate a Uneba, un’area di ricerca e sviluppo in network?” Così   è  nato  il  Cat inaugurato nell'ottobre scorso. Il Centro Salute ha ottenuto dalla Fondazione il modello operativo ideale e ha messo in atto un servizio innovativo per tutte le persone, non solo in età evolutiva ma anche adulte, che si ispira a iniziative internazionali nel campo della Caa (comunicazione aumentativa e alternativa), ovvero a un insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie volte a facilitare la riabilitazione di quanti hanno difficoltà a usare i più comuni canali comunicativi. 

E veniamo a cosa è oggi il Centro salute Turano. Parliamo di prestazioni. Dal centro Alzheimer, all'avanguardia per la diagnosi precoce grazie all'introduzione di test specifici per l’individuazione dell’insorgere della malattia dai primi sintomi, alla diagnosi e cura delle malattie neurologiche (cefalee, epilessia, demenze, malattie cerebrovascolari…), alla riabilitazione delle funzioni motorie, cognitive e emozionali, alla neuropsichiatria infantile e alla psichiatria. Il “fiore all'occhiello” è proprio il Centro Alzheimer, “con una organizzazione innovativa per la diagnosi precoce”, spiega ancora la dottoressa Podella. “Il potenziamento delle Uva (unità valutative Alzheimer) non è avvenuto secondo quanto previsto dal piano nazionale per le demenze. Eppure la diagnosi precoce è fondamentale”. Mentre parla, gli occhi si illuminano alla dottoressa Maria Teresa Turano, che si occupa, grazie a un PhD in Neuroscienze, acquisito a Friburgo, in Svizzera, dell'area di ricerca e sviluppo. “Il dottor Carmelo Turano non a caso parla di fase zero della demenza. E’ la fase che anticipa la comparsa della demenza. Se è inizio di demenza, con i test lo possiamo capire e il paziente potrà essere inserito in un percorso di riabilitazione cognitiva”. Di primato in primato, dicevamo. Al Centro Turano un team multidisciplinare studia i cambia- menti di vita del paziente con il coinvolgimento delle famiglie e mediante l’introduzione di videoclip. Sullo sfondo, la sinergia con la Fondazione Turano che “elabora i modelli operativi di buone pratiche”. Senza perdere di vista quelle humanities, come tiene a sottolineare la dottoressa Podella, nella gestione del paziente. “Il declino lieve – osserva – non lo diagnostica quasi nessuno, perché è ancora connesso ad una certa autonomia del paziente, ma si può fare diagnosi precoce di un declino cognitivo lieve, intervenendo sui pazienti che, se ben gestiti in termini di cura e humanities, soltanto in percentuale ridotta evolveranno verso la demenza conclamata”. Ecco perché al Centro Turano si fa un “servizio aggiuntivo portando il team a casa del paziente”. Anche questa è una cosa che non fa nessuno. O quasi.

 

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