La Fp Cgil: il 118 calabrese è in emergenza

CATANZARO - “Il dossier pubblicato dal quotidiano “La Repubblica” nei giorni scorsi, ha il pregio di portare all'attenzione dell’opinione pubblica nazionale una situazione, la gestione del sistema di emergenza-urgenza, già conosciuta dagli addetti al lavoro, che squarcia il velo su “un sistema delicato che attraversa grandi turbolenze, (con) carenze di personale, in particolare di medici, riorganizzazioni che fanno temere ai cittadini riduzioni del servizio, polemiche su alcuni interventi andati male, rivendicazioni professionali che rischiano di trasformarsi in uno scontro tra medici e infermieri. Il sistema del 118 è in ambasce”, per dirla come Michele Bocci, estensore dell’articolo”. Lo affermano il segretario regionale della Fp Cgil Calabria, Alessandra Baldari, e il segretario regionale della Fp Cgil medici, Franecsco Masotti. “Anche in Calabria – proseguono -  seppure il tasso di richiesta di soccorso per 1000 abitanti sia il più basso d’Italia (40/1000, con una media nazionale di più del doppio 88/1000 e punte del 145/1000), il SUEM 118 è in piena emergenza nell'indifferenza del Dipartimento regionale e, allo stato attuale, anche dell’Ufficio Commissariale. Un Servizio strategico della nostra sanità pubblica, fondamentale per salvare vite umane, stremato, pure nella nostra Regione, dalla mancanza di medici, i quali o si allontanano da questo servizio o non ne sono più attratti”. Quali le motivazioni? “Intanto una programmazione ministeriale del fabbisogno del personale medico che è stata totalmente inadeguata attraverso il corso di formazione triennale in medicina generale. Poi, un inquadramento dello stesso personale confuso e precario, tra contratto della dirigenza (20% dei medici che vi prestano servizio), convenzione nella medicina generale e, all’interno di questa, rapporti a tempo indeterminato (40% degli incarichi) e, soprattutto, a tempo determinato (il restante 40%). Nello stesso ambito lavorativo abbiamo, quindi, medici con le stesse funzioni ma con diverse retribuzioni e tutele: per il convenzionato, in generale, meno diritti lavorativi e, quindi, meno tutele (niente tredicesima, indennità notturne e festive, congedo matrimoniale, part-time, Legge 104/92; applicazione deficitaria delle coperture assicurative per gli infortuni, sia “in itinere”, sia durante il servizio; nessun riconoscimento economico legato ai fondi aziendali di produttività o di risultato). Una babele di posizioni lavorative che mette a rischio la qualità del servizio per i cittadini, spesso garantita solo grazie allo sforzo degli stessi medici e degli operatori più in generale. Si tratta di problemi giacenti da anni e che in Calabria si sono inaspriti con il piano di rientro dal disavanzo sanitario, ma che interessano centinaia di medici calabresi con rapporto a convenzione, che lavorano da anni in questo settore strategico, di vitale interesse per il servizio sanitario regionale e che è cruciale per l'integrazione della rete ospedaliera con l'assistenza territoriale. Intanto, assistiamo alla de-medicalizzazione di postazioni territoriali del 118 nell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, Sersale e Tiriolo ed allo stesso rischio nell’ASP di Crotone in almeno un altro paio di postazioni, come già ampiamente denunciato nei giorni scorsi da tutte le organizzazioni sindacali di categoria”. E allora, quali le possibili soluzioni, si chiede la Cgil? “La riqualificazione del Servizio di Emergenza-Urgenza passa attraverso due momenti significativi: la definizione di un unico contratto di lavoro per l'area, quello della dirigenza medica per una figura unica del medico dell'emergenza-urgenza, che ha come presupposto il passaggio alla dipendenza dei medici dell'emergenza sanitaria territoriale che hanno maturato i requisiti già previsti dalla riforma”.

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