Bruno Bossio (Pd): Chiediamo la fine del commissariamento

 


ROMA - "Dal decreto legge Calabria sulla sanità emerge una sorta di schizofrenia tra gli obiettivi annunciati e i contenuti dell'atto stesso. Da una parte - ad esempio - si richiama l’iter che ha portato al commissariamento della regione Calabria sin dal 2009, dall'altra invece le responsabilità sono addossate su una Regione totalmente espropriata da ogni potere". Ad affermarlo è la deputata Pd, Enza Bruno Bossio, che già la settimana scorsa ha avuto modo di esprimere perplessità e rilievi sul decreto Calabria, nel corso dei lavori della commissione Sanità alla Camera dedicata alla discussione del decreto con l'audizione del presidente della Regione Mario Oliverio e del commissario per il Piano di rientro, Saverio Cotticelli.
"Nella relazione - aggiunge la parlamentare - si richiamano i rilievi della Corte dei conti sul bilancio regionale in ambito sanitario e - in pieno stile fake news - si ricollegano alla Regione e non al Commissario, che da ormai dieci lunghi anni gestisce i conti della sanità! Analoghe considerazioni valgono sui livelli delle prestazioni erogate: in tutti questi anni le delibere di affidamento della rete ospedaliera, le misure per l’attuazione dei livelli essenziali di assistenza, gli obiettivi dei direttori delle aziende sanitarie locali e la gestione dei sistemi sanitari sono stati di competenza totale del Commissario e mai della Giunta regionale".
"Per questo - spiega la deputata Pd - ci saremmo aspettati dal governo nazionale la fine del commissariamento per come già suggerito dai tavoli interministeriali del 2017. Chiudere con i commissari rappresenta l’unica via percorribile per recuperare livelli adeguati di funzionamento della sanità calabrese. Il percorso delineato con il decreto legge Calabria invece, oltre ad essere incostituzionale, va esattamente nella direzione opposta aumentando i poteri del commissari, ovvero usando la causa del male come cura della malattia del sistema sanitario calabrese. Con un unico vero risultato: aumentare il dissesto finanziario delle aziende, con l’incremento illegittimo delle indennità ai nuovi direttori generali preferibilmente non calabresi e scelti fuori dall’albo nazionale, così da consentire meglio pratiche non trasparenti e gestioni clientelari".
 

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