Decreto Calabria, dibattito al Senato su luci e ombre

 

ROMA - E’ cominciata, nell’aula del Senato,

la discussione sul decreto Calabria, approvato

dalla commissione Sanità di palazzo Madama. I lavori sono

iniziati con la relazione della senatrice M5s Maria Domenica

Castellone. 

Il provvedimento, che ha avuto l’ok della Camera il 30 maggio

scorso e che fu varato dal governo ad aprile, in un consiglio

dei ministri straordinario a Reggio Calabria, prevede misure

straordinarie (valide per 18 mesi) per il servizio sanitario

calabrese e altre misure urgenti in materia di sanità.

Ecco alcuni elementi della discussione. "Non solo il risanamento della sanità calabrese, non solo interventi per allontanare la mano della politica dalla sanità, ma anche, finalmente, misure per scongiurare la carenza dei medici specialistici. Ed è su questo che voglio concentrare il mio intervento in quest'Aula. L'attuale situazione emergenziale in questo senso è stata causata da una politica miope che non è stata in grado di programmare in modo idoneo. Oggi non vi è una reale carenza di laureati in medicina e chirurgia bensì un numero insufficiente di laureati che possono acquisire il titolo di specializzazione". Così Pino Pisani, componente del MoVimento 5 Stelle in Commissione Igiene e Sanità.

 "Parlo da cittadina calabrese prima che da parlamentare. Per la prima volta nella storia tormentata della sanità regionale, lo Stato interviene direttamente a difesa del diritto alla cura sancito dalla nostra Costituzione. La Calabria subisce piani di rientro dal 2009, ed è commissariata senza soluzione di continuità dal 2010 ad oggi. Da quando la materia sanitaria è entrata nel regime di concorrenza stato-regione a seguito della riforma del Titolo V, la politica locale è entrata a gamba tesa nella sanità, declassando i cittadini calabresi al rango di sudditi di 'serie C' consentendo un punteggio sui LEA di appena 136 su un minimo di 160. Il regime commissariale, finché non si è insediato questo governo, non ha prodotto risultati, anche perché le nomine dei direttori generali delle ASP sono rimaste sempre saldamente nelle mani del governatore di turno, e con esse il reclutamento del personale". Così la senatrice del MoVimento 5 Stelle, Bianca Granato, intervenendo in Aula sul decreto Calabria. In questo modo, ha proseguito, "si sono tenuti aperti serbatoi di voti clientelari canalizzati verso i vari patroni della politica locale, che ovviamente se ne sono sempre serviti per mantenere in piedi lo status quo, mentre le migliori competenze in campo medico sono dovute migrare altrove. In tutto questo, il governatore Oliverio fino all’ultimo ha nominato i direttori generali, rifiutandosi di coordinarsi con il commissario Cotticelli mandato dal governo. Da qui la giusta reazione del ministro della Salute Giulia Grillo e la decisione di staccare finalmente la spina! In quasi 20 anni di autonomia regionale, la sanità in Calabria è stata azzerata. E allora ben vengano i controlli sistematici e ricorrenti sulle attività dei direttori generali e dei commissari straordinari, ben venga la possibilità di sostituire tali figure in tempi rapidissimi ad opera del Commissario straordinario come prevede il decreto e soprattutto ben venga il progetto del Movimento 5 Stelle di sottrarre definitivamente alla politica le nomine dei direttori generali. Che questa che stiamo inaugurando possa essere una vera stagione di rinnovamento per la nostra Regione e una opportunità di recupero del gap che ci tiene in un limbo dal quale abbiamo disperato ed urgente bisogno di uscire". "È noto a tutti come la sanità calabrese sia allo sbando. In più occasioni ho avuto modo di visitare i due ospedali calabresi di Locri e di Polistena e mi sono reso conto personalmente di quanto la situazione sia drammatica. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari sono mortificati nella loro professionalità e costretti a turni massacranti. Ecco, dal decreto Calabria può partire finalmente un percorso di risanamento della sanità calabrese". Così il senatore calabrese del MoVimento 5 Stelle, Giuseppe Auddino. "Si tratta - ha aggiunto - di un provvedimento valido, che crea i presupposti, per la prima volta, di un controllo efficace e costante della gestione manageriale, arginando l'imperante potere politico sulla sanità. Certamente, il decreto Calabria da solo non può risolvere trent'anni di cattiva gestione, ma contribuirà sicuramente a mettere sui binari della legalità e della trasparenza il settore sanitario calabrese. È evidente che con il Movimento 5 Stelle al Governo non sono più ammesse le logiche che in passato hanno caratterizzato la gestione sanitaria della nostra Regione. È ora di restituire ai cittadini calabresi il diritto ad avere cure adeguate ed un servizio sanitario degno di questo nome". 

«Un decreto luci e ombre, quello

sulla sanità calabrese. La prima parte del provvedimento non

contiene misure efficaci per riportare il livello della sanità

pubblica in condizioni dignitose. La seconda parte, sia pur con

varie incompletezze, sblocca le assunzioni, eleva il tetto della

spesa per il personale e quindi dà ossigeno affinché la grave

carenza di medici, in particolare l’assunzione degli

specializzandi nell’ultimo anno venga nel tempo superata». L’ha

detto la senatrice di Forza Italia Laura Stabile. 

Fra le criticità, quella sui medici specialisti nel servizio

sanitario nazionale: «le remunerazioni di tali figure risultano

essere circa la metà rispetto ad altri Paesi - ha sottolineato -

e tale situazione non incoraggia i giovani a fare tale scelta

professionale. Se non si affronterà questa questione e non si

metteranno risorse per i rinnovi contrattuali, assisteremo

ancora alla fuga all’estero dei medici o al loro impegno

lavorativo prevalentemente nelle strutture private». 

Sull'argomento è intervenuta anche la senatrice Paola Binetti:

"Il decreto non contrasta l’emigrazione di tanti giovani medici

specializzati a cui abbiamo chiuso le porte dicendo che non

c'era lavoro. Il provvedimento rappresenta uno scippo delle

responsabilità nei processi di formazione dei medici da parte

delle università e soprattutto non aiuta i cittadini della

Calabria». Il Dl sulla sanità calabrese "è un disastro che non ha nulla a che fare con i bisogni e i disagi vissuti dai cittadini calabresi". Lo ha dichiarato il senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori nel corso della discussione generale in corso a palazzo Madama. Per il parlamentare azzurro "si tratta di un'operazione di scientifica occupazione del potere tanto per controllare la Calabria da Roma. Resto sconcertato dalla posizione dei parlamentari calabresi dei Cinquestelle - ha aggiunto - che vivono in una realtà parallela. I veri eroi della sanità calabrese sono i medici, gli infermieri, gli ausiliari che tutti i giorni rischiano e si sacrificano nel loro lavoro quotidiano e non certo il ministro Grillo", ha concluso Mangialavori.

 

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