Mobilitazione per la sanità, don Panizza: Serve presa di coscienza

 

REGGIO CALABRIA - «Non se ne esce senza una
consapevolezza collettiva». È uno dei passaggi dell’intervento
di don Giacomo Panizza, presidente della Comunità «Progetto
Sud», intervenuto alla conferenza stampa svoltasi a Palazzo
Campanella per presentare con Rubens Curia, al presidente del
Consiglio regionale Nicola Irto, una proposta di «linee guida
per la riforma della sanità in Calabria».
«In primo luogo - ha continuato Giacomo Panizza - è
necessaria una forte presa di coscienza, la mobilitazione di chi
opera nella sanità e di tutti i cittadini-pazienti che si
rivolgono alle strutture pubbliche e private della regione, per
renderli protagonisti di una stagione nuova che riporti la
sanità e il welfare calabrese agli standard qualitativi
migliori, riorganizzando la rete ospedaliera e i servizi
territoriali, con le cure domiciliari, visto che i calabresi
pagano già ticket abbastanza pesanti senza riuscire ad ottenere
il giusto livello di risposta dalla sanità pubblica».
Per Rubens Curia, che ha vergato le linee guida di riforma
sanitaria, «la prima cosa da fare è garantire a tutti i
calabresi eguaglianza nell’accesso ai servizi ed alle cure,
valorizzando la sanità calabrese come fattore di coesione
sociale e di promozione del benessere. È ormai evidente - ha
sottolineato - che il rapporto di fiducia tra i calabresi e il
servizio sanitario regionale si è interrotto, e va riannodato al
più presto attivando tutti gli strumenti utili di
partecipazione, mobilitando in primo luogo i sindaci che devono
potersi esprime nella programmazione annuale e nella verifica
degli obiettivi dei manager».
Di «mancanza di interlocuzione istituzionale» ha parlato il
sindaco della Città Metropolitana Giuseppe Falcomatà.
Richiamando la vertenza dell’Hospice «Via delle Stelle»,
Falcomatà ha lanciato un appello a «tutta la comunità cittadina,
affinché sostenga costantemente l’azione degli operatori della
struttura e le istituzioni locali in uno sforzo comune volto a
scongiurare la cessazione dei servizi assistenziali agli
ammalati terminali».
Il consigliere regionale Giuseppe Pedà, dopo avere
sottolineato «la negatività delle stagioni commissariali», ha
richiamato l’attenzione «sulla necessità di costruire una rete
di interessi sociali vasta e consapevole affinché anche in
Calabria si ricostruiscano le condizioni per offrire servizi
sanitari efficaci ed efficienti, evitando il così detto turismo
sanitario verso altre regioni».
Il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, nel suo
intervento conclusivo, ha affermato «come sia ormai necessario
ripensare il sistema sanitario italiano, restituendo più poteri
di programmazione e di intervento allo Stato. La proposta della
ministra Stefani - ha continuato - per un regionalismo
differenziato, contiene insidie pericolose per la tenuta della
coesione sociale, soprattutto nel Mezzogiorno. La discussione in
corso poco o nulla dice sui destini della sanità come valore
collettivo del sistema Paese, che invece vorrebbero
'regionalizzarè imponendo alle regioni meridionali ed ai loro
abitanti ticket di ingresso negli ospedali di Lombardia, Veneto
ed Emilia Romagna, come se non si trattasse di cittadini
italiani. È un indirizzo contro cui ci stiamo battendo, ma
l'esito positivo della disputa è anche nella capacità dei
calabresi, dei meridionali, di costruire una forte e motivata
opposizione contro un’idea del Paese diviso da 'muri internì
tra realtà più ricche e territori più poveri».  

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