Tumori, calabresi critici sulla sanità regionale

 

CATANZARO - «Una sanità “dal volto umano”
nella quale però l’abnegazione e la competenza di medici e
infermieri non bastano a sopperire alle criticità delle
strutture e dell’organizzazione. Cortesia e preparazione del
personale sono apprezzati dai pazienti calabresi tanto nella
fase diagnostica che nel percorso di cura, ma in generale
l'opinione pubblica calabrese appare estremamente critica con lo
stato della sanità regionale, sia in confronto alle altre
regioni, sia in assoluto». È il quadro dell’assistenza sanitaria
in Calabria che emerge dalla ricerca «La Calabria e la lotta ai
tumori: il punto di vista di pazienti e cittadini», realizzata
dall’istituto Ipsos insieme a «Salute Donna Onlus» e alle
associazioni del progetto «La salute: un bene da difendere, un
diritto da promuovere": AIPaSiM Onlus, Associazione Italiana
Pazienti con Sindrome Mielodisplastica, Arco, Associazione
Riuniti Calabria Oncologia; Gruppo Ail Pazienti con Malattie
Mieloproliferative Croniche Ph e L’Arcobaleno della speranza
onlus.
I risultati della ricerca - che vede appena più favorevole il
giudizio dei pazienti, oncologici e oncoematologici, che vivono
in prima persona il percorso di diagnosi e cura e
particolamente significativo il dato dell’elevata percentuale,
dal 34 al 50%, di chi si astiene dal giudizio rispetto ai centri
di cura e alle possibilità di scelta - sono stati illustrati a
Catanzaro in un incontro a cui hanno preso parte medici
specialistici e rappresentanti di associazioni di volontariato.
L’indagine, che ha coinvolto in modo parallelo cittadini e
pazienti oncologici e onco-ematologici, è stata illustrata da
Chiara Ferrari, group director dell’area public affairs in Ipsos
ha riguardato una regione, la Calabria, dove oltre 80.200
persone convivono con un tumore, con 10.350 nuovi casi
registrati ogni anno. «Da calabrese, sono abbastanza sconfortata
dai risultati emersi dall’indagine - ha detto Annamaria Mancuso,
presidente «Salute Donna Onlus» - che mettono in evidenza una
sanità regionale decisamente non in buona salute. Mi auguro che
la politica regionale possa recepire quanto emerso e farne
tesoro affinché i malati di cancro della Calabria non debbano
più trasferirsi da una regione all’altra per farsi curare e non
debbano considerare la loro sanità di serie B se non di serie C.
«Il gruppo de 'La salute: un bene da difendere, un diritto da
promuoverè - ha proseguito Mancuso - è a disposizione per dare
una mano, per aiutare a capire come migliorare la qualità di
vita dei pazienti con tumore, attraverso le competenze tecniche
e scientifiche che sono a bordo del progetto».
«Al primo impatto, al momento della diagnosi - è emerso
dall’indagine - i giudizi sull'articolazione dei servizi
risultano discreti: in particolare, le relazioni umane che
segnano il percorso di cura sono ritenute adeguate, così come la
preparazione e professionalità del personale. Per quasi un
paziente su 3, invece, è inaccettabile la qualità di ambiente e
macchinari e la mancanza di chiarezza informativa. I tempi di
attesa risultano il punto di forte caduta nell’esperienza dei
pazienti intervistati. In ogni caso un tumore su 3 in Calabria è
stato scoperto casualmente, un altro terzo nel corso di una
visita specialistica ma il ruolo degli screening appare davvero
marginale (2% quello offerto dal Ssn e 11% volontariamente
eseguito). Un paziente su 2 sente il bisogno di approfondire
con una 'second opinion', nel 65% dei casi, mentre un terzo
circa si confronta all’interno della famiglia. Una percentuale
simile (1 su 3) cerca informazioni su internet mentre un malato
su 10 contatta un’Associazione di pazienti. La maggioranza dei
cittadini e di pazienti dichiara di curarsi nelle strutture di
ambito della propria regione, tuttavia il fenomeno della
mobilità attiva è presente (25% popolazione generale e 13% tra i
pazienti). Preponderante la presenza di accesso al servizio
pubblico, inesistente almeno stando alle dichiarazioni, il
privato solvente. Di nuovo il fattore umano (personale medico
più competente) è la leva principale nella scelta della
struttura (29%), seguita dal consiglio dello specialista (21%)
che conta molto di più della reputazione del centro di cura
(8%). I giudizi sulla struttura utilizzata in fase di cura, sono
discreti perché la soddisfazione dei pazienti calabresi si
incentra sull'elemento umano, con il 70% dei consensi. Più
carenti risultano la qualità delle strutture e la completezza
delle informazioni ricevute con un 25% di insoddisfatti, sebbene
l'87% dichiari di aver ricevuto informazioni sui rischi e
benefici della terapia e l’85% afferma di aver firmato dopo una
adeguata spiegazione, il consenso informato. Quanto al ruolo del
medico di medicina generale nel percorso di diagnosi e cura,
tutto sommato il giudizio dell’opinione pubblica calabrese è più
che discreto ma per i pazienti la sua capacità di affiancarli in
termini empatici, di sostenerli e di indirizzarli è decisamente
carente.  

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