Sellini, (Aupi): "In Calabria gli psicologi non possono formarsi con corsi di laurea a distanza

 

CATANZARO - “In Calabria attualmente ci sono duemila psicologi, di questi meno di 300 lavorano nei comuni, enti pubblici, sanità, ecc. 640 sono i professionisti con partita Iva, che guadagnano circa 600 euro al mese. Tutti gli altri non lavorano”. Il segretario generale del sindacato nazionale degli psicologi italiani e presidente della società scientifica Form Aupi, Mario Sellini, commenta con questi dati le polemiche dell’ultimo periodo riguardo una limitazione dei corsi di laurea on line, così come previsto dal decreto firmato dall’ex ministro Fioramonti. In questi giorni, alla polemica in corso in tutta Italia, soprattutto da parte degli atei telematici, si è aggiunta quella degli studenti calabresi i quali, come riporta Emanuele Veltri, per LaC School, si sentirebbero maggiormente penalizzati, dato che l’Università Magna Grecia, differentemente dall’Unical, ha i corsi a numero chiuso.
Molte delle informazioni, però, sono parziali o non corrette in quanto, il decreto Fioramonti - che ha trovato pieno accoglimento da parte dell’Ordine nazionale degli psicologi, della Conferenza dei rettori delle Università Italiane (Crui), dell’Aupi (che come sindacato guarda alle ricadute lavorative) e di Form Aupi, in quanto società scientifica – non penalizza nessuno degli studenti attualmente iscritti ai corsi di laurea on line. Piuttosto guarda alle prospettive future degli studenti e a un dato che non può passare inosservato. Per effetto ddl Lorenzin, infatti, convertito in legge il 22 dicembre del 2017, la professione di psicologo “è ricompresa fra le professioni sanitarie”. Dunque la natura sanitaria della professione – al pari delle altre professioni mediche e sanitarie – implica che anche il percorso di studio debba essere adeguato alla natura sanitaria della materia.
“Ci sono alcune professioni – spiega Sellini – quelle che prevedono un rapporto diretto con gli utenti e i pazienti, che non possono essere caratterizzate da una formazione esclusivamente a distanza. Alcuni esami universitari si possono fare anche a distanza. Ma rappresentano una piccola parte. Andreste a farvi curare da un medico o operare se questo medico si fosse formato con un corso di laurea telematica e non avesse mai visto un paziente? Certamente no”.
Nel decreto Fioramonti, oltre alla psicologia, ci sono altre quaranta classi di laurea: dai biologi, ai geologi, dai medici, ai fisici, dai nutrizionisti a chi si occupa di natura e ambiente, di allevamenti animali, tecnologie agrarie, conservazione dei beni culturali e così via. Perché gli psicologi avrebbero dovuto essere esclusi? Perché gli atenei hanno iniziato a insorgere per difendere quasi esclusivamente gli studenti di psicologia? Forse perché sono quelli più “attratti” dalle telematiche e fa male perderli? Se per la conservazione dei beni culturali la formazione esclusivamente telematica è esclusa, a maggior ragione per la conservazione della salute e del benessere psichico non va bene una formazione esclusivamente telematica.
L’Aupi è soddisfatta dal decreto Fioramonti che fissa finalmente dei criteri di accesso alla professione di psicologo, quale professione sanitaria. È un successo per la categoria che in Italia, in generale, ha fatto fatica a crearsi il giusto spazio e riconoscimento, rispetto al resto d’Europa e non solo. Gli ambiti in cui oggi lavora uno psicologo sono delicati e richiedono una preparazione specifica e “in presenza”.
Il sindacato degli psicologi si oppone al numero chiuso. Per la Psicologia come per diverse altre lauree è indispensabile abolire il numero chiuso e passare al “numero programmato” perché solo una corretta programmazione degli accessi è in grado di garantire prospettive reali ai giovani professionisti.
Sono oltre 100 mila gli iscritti all’Ordine in tutta Italia, circa la metà riesce a lavorare e tra quelli che lavorano solo una piccola parte ha un reddito. “Non vogliamo più psicologi disoccupati, servono dei cambiamenti dentro e fuori la nostra professione per garantire un futuro lavorativo ai nostri giovani, non solo una formazione teorica” conclude Sellini.
In Calabria su 2.000 iscritti all’Ordine regionale solo 640 risultano esercitare la libera professione. Il reddito medio di questi 640 professionisti è pari a 7.649,89 € netti/anno.  

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