Villa San Giuseppe, qualità e sicurezza

 

 

COTRONEI – Un distretto della salute che ha il suo cuore pulsante nella struttura madre di Villa San Giuseppe, un presidio sanitario in grado di sopperire alle esigenze di una vasta area a cavallo tra le province di Crotone, Cosenza e Catanzaro. Così si presenta il gruppo Baffa, il cui patron, Salvatore Baffa, insieme alla moglie Adele Luchetta, creò nel 1992 la prima Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) per poi intraprendere una straordinaria avventura nel campo della sanità oggi proseguita dai figli. Sadel, la denominazione scelta per la spa, sta per Salvatore e Adele, i nomi di battesimo dell’imprenditore scomparso nel 2013 e della moglie, fondatori del gruppo oggi guidato da un cda composto dai figli Giuseppe Antonio, Giovanna Maria Rita, Gaetano, Walter, Ivana Domenica e Massimiliano Baffa, tutti soci e amministratori per volontà dei genitori.

 

Il tavolo delle decisioni è ottagonale, nessuno siede a capo, e questa è la formula vincente del gruppo che opera non solo a Cotronei ma anche in altre zone della regione.

Iniziamo il nostro viaggio da Villa San Giuseppe che comprende una Rsa medicalizzata con 32 posti letto, un Centro unità di cure intensive (Sla) con 10 posti letto, una struttura di riabilitazione intensiva ospedaliera con 12 posti letto più due diurni, altri 56 posti di riabilitazione estensiva a ciclo continuativo e 60 posti letto di rsa, e ancora un centro ambulatoriale di riabilitazione per 36 prestazioni giornaliere e 8 di Assistenza domiciliare

integrata (Adi) contrattualizzate più altre 180 accreditate col Servizio sanitario regionale ma non contrattualizzate, un centro diagnostico per immagini dotato di risonanza magnetica, tac, radiologia, dexa-moc, ecografo, mammografo di ultima generazione, elettromiografo ed elettroencelografo, ortopantomografo e telecranio.

IL VIAGGIO

A guidarci è il direttore sanitario Francesco Morelli, che illustra le peculiarità di un “servizio diversificato che si fa carico delle esigenze delle province di Crotone, ma anche di Cosenza e Catanzaro”, con rifermento alla diversa provenienza di un vasto bacino d’utenza. Attività “di tipo prettamente ospedaliero come la riabilitazione intensiva che accoglie pazienti provenienti dai nosocomi e la R.S.A. medicalizzata in cui sono ospitati pazienti in attesa di essere stabilizzati”. Una struttura, spiega il neurologo e fisiatra Morelli, che “offre un servizio anche di carattere territoriale con 56 posti di riabilitazione estensiva per le cure a pazienti post acuti affinché completino il loro percorso di recupero neurologico e motorio”. Ma c’è un altro settore “particolarmente sensibile, con dieci posti letto, come quello per il trattamento di malattie neurodegenerative, ovvero sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica”. Senza dimenticare la Rsa dove sono ospitati “60 anziani cui vengono erogate prestazioni prettamente sanitarie ma anche psicologiche e socio-assistenziali: sopperire alle loro necessità è una sfida che il gruppo Baffa da sempre conduce”.

“Elevati e impegnativi” i numeri della gestione sanitaria di “una struttura che ha tutte le caratteristiche di un grande ospedale, con un turn over di pazienti che, nonostante i tempi di degenza lunghi della riabilitazione, si attesta sui 30 al mese solo per la riabilitazione estensiva. Mentre la Rsa medicalizzata – aggiunge - prevede un accesso costante di pazienti provenienti da ospedali che pressano per essere sgravati e che in questo momento di emergenza da Coronavirus devono essere dedicati ad altro”.

Senza dimenticare “il servizio ambulatoriale, che offre prestazioni territoriali che siamo chiamati a garantire, come la diagnostica, anche di natura neurologica, che in questo momento stiamo dedicando però a pazienti interni avendo dovuto sospendere, per il momento, quelli esterni”.

MISURE ANTI CONTAGIO

Sullo sfondo aleggia lo spettro del Coronavirus, ma, già prima delle misure anti contagio disposte con i Dpcm, a Villa San Giuseppe ci si era attrezzati, con la riduzione dell’accesso dei familiari dei pazienti, per poi arrivare a un vero e proprio stop, e il monitoraggio continuo del personale.

 “Abbiamo percepito – spiega il dottor Morelli - che il rischio può venire dall'esterno e per questo è stato avviato un processo di formazione che ancora continua e si modifica a seconda dell'entità del rischio e delle misure attuate a livello governativo e regionale”. Sono stati pertanto separati gli ambienti di degenza da quelli dell’attività ambulatoriale. Come? “Coibentando vari piani – spiega ancora il direttore sanitario di Villa San Giuseppe – i nostri degenti sono l’elemento fragile, per cui abbiamo dotato ogni piano di accesso possibile solo tramite citofono. Non ci sono reparti “liberi” e abbiamo dedicato il personale soltanto a un determinato piano, per evitare un interscambio tra i vari piani che avrebbe potuto favorire il rischio di contagio. Viene rilevata con termoscanner la temperatura corporea di oss, infermieri, terapisti, assistenti sociali, psicologi e quant’altro all'accesso in struttura e poi all'accesso ai piani. Rilevatore e rilevato firmano un documento per dimostrare che è stato fatto il passaggio. E sono stati previsti percorsi Covid: qualora dovesse malauguratamente risultare un caso positivo, la struttura è dotata di diverse vie d'accesso più un percorso per settore e una stanza di degenza al di fuori dei piani, in attesa di eventuali istruzioni dell’Asp”.

L’emergenza mascherine non esiste a Villa San Giuseppe. Con le scorte ce la si farà fino a maggio in quanto “l’azienda ha compiuto uno sforzo economico notevole e ha già predisposto ordini per sopperire a un eventuale prolungarsi della crisi epidemiologica”. Stock di 50mila mascherine sono stati peraltro bloccati alla frontiera dalla Protezione civile che, nell’ottica di privilegiare il servizio pubblico che è carente di dispositivi di protezione individuale, ha disposto al fornitore di restituire i bonifici all’azienda che aveva acquistato i presidi a un prezzo superiore di dieci volte a quello base.

Ma l’azienda è attrezzata anche con tute e caschi Covid in caso di emergenza. Proficuo l’impegno divulgativo tramite corsi formativi e diffusione di brochure anche ai pazienti “con un ritorno – dice con soddisfazione Morelli – in termini di riconoscimento da parte degli utenti e di acquisizione da parte di tutti noi dipendenti di nuovi modelli di comportamento che oggi iniziano a far parte del nostro modo di vivere”. La struttura, pur attivando le procedure di prevenzione, ha continuato ad erogare le prestazioni a pieno regime.

Le informazioni sono state molto precise ai dipendenti per il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione e il dottor Morelli (che coglie l’occasione per rivolgere un “ringraziamento particolare” a tutto il personale per i sacrifici e l’impegno profusi in questa delicatissima fase). Sono stati realizzati appositi depositi Covid contenenti guanti, occhiali, copricapo, mascherine Ffp3, che dopo l’uso vengono smaltiti nei rifiuti speciali in luoghi non fruibili dagli addetti alle cure di eventuali infetti. E nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre o sintomi simili influenzali è previsto l’isolamento e successivamente sarà contattato il medico curante per istruzioni. Importanti l’attuazione non solo dei piani di igienizzazione e sanificazione ma anche di ventilazione, in base alle disposizioni dell’autorità giudiziaria. Tutto ciò che è stato realizzato dall’azienda in materia anti contagio è tracciabile e documentato in appositi faldoni. Proprio in occasione di una recente ispezione dei carabinieri del Nas, conclusasi con tanto di complimenti all’azienda, sono stati esibiti la relazione sulle procedure d’emergenza e la documentazione attestante la divulgazione. Inoltre, in fase d’accesso i militari hanno potuto constatare che il personale adottava tutti i dispositivi di protezione rispettando le misure di sicurezza.

STANDARD DI QUALITA’

Un tasto su cui il dottor Morelli batte con particolare vigore è quello della qualità, obiettivo peraltro di “una proprietà che ha sempre soddisfatto le nostre richieste. “Il livello qualitatitivo qui è alto – osserva - sin da quando di qualità sul territorio nazionale neanche si parlava. Nel dicembre 2019 poi è arrivata la certificazione commissione “OTA” regionale che ha qualificato la struttura in maniera definitiva come eccellente”. 

Tutto ciò grazie a professionalità elevatissime come quella di Giuseppe Carioti, il responsabile della R.S.A. medicalizzata che accoglie pazienti sub acuti dimessi dall’ospedale, con insufficienza respiratoria acuta, allettati, con scompensi cardiaci. L’attrezzatura di cui il dottore Carioti dispone è all’avanguardia. Cinque ventilatori, laringoscopio per intubare, emogas analizzatore, monitor multiparametrici, centro diagnostico per indagini che all’arrivo del paziente inquadrano le condizioni per il trattamento nell’immediatezza. E ancora ossigenoterapia a parete, pompe infusionali e il “pezzo grosso” della collezione, come lo chiama il dottore Carioti, al quale gli occhi brillano quando indica l’elettrobisturi a ultrasuoni.

 

 

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