Autismo, Calabria maglia nera



REGGIO CALABRIA - «Le politiche della salute sono fondamentali per definire la qualità della vita di un Paese, oggi viviamo una situazione spezzata in due: una parte dell’Italia caratterizzata da contesti evoluti e altamente performanti, un’altra parte caratterizzata da una sostanziale inadeguatezza dei servizi sanitari e socio sanitari. Nella parte più debole c'è la Calabria che si connota per essere maglia nera anche tra le regioni meno performanti. Come spesso mi avete forse già sentito ripetere moriamo due anni prima delle persone in altre regioni, i nostri bambini hanno una mortalità perinatale del 50% in più rispetto alle altre regioni e siamo anche pieni di malattie rare spesso non diagnosticate e legate alle tante tantissime consanguineità che esistono in questa terra». Lo afferma in una nota Amalia Bruni, leader dell’opposizione in Consiglio regionale che oggi sarà a Badolato alle 18, al Teatro comunale, per partecipare a un dibattito informativo sullo spettro autistico.

«In questo quadro difficile e complesso per tutto il sistema sociale e sanitario, appesantito da urgenze e problematiche emerse in tutta la loro evidenza con la pandemia – prosegue Bruni - si incardina il gravissimo problema della neuropsichiatria infantile e dell’autismo che non solo ci pone

di fronte allo stato emergenziale della sanità in Calabria, ma anche al problema del nostro futuro e del benessere che riusciamo a garantire ai piccoli calabresi più fragili. L'assenza completa dei reparti di neuropsichiatria infantile in tutta la Calabria è veramente non sostenibile. Non sostenibile

sia per i costi sociali che le famiglie devono affrontare che per i costi sanitari che continuano a gravare come un macigno sulla magrissima economia di questa nostra regione».

«Un danno enorme per i piccoli pazienti - sostiene ancora Bruni - che hanno bisogno di essere visitati e assistiti nel loro ambiente familiare. Senza dire che le migrazioni sanitarie a cui le famiglie sono costrette snaturano il comportamento del bimbo, rendendo ancora più difficili le diagnosi e il lavoro dei medici. Che cosa possiamo fare? Innanzitutto rimarcare che la Calabria non può permettersi di non dare risposta a queste istanze e intanto possiamo programmare una audizione in Commissione Salute con tutte le forze sociali del terzo settore per diffondere le problematiche e rendere edotti tutti della situazione. La richiesta di audizione delle parti può aprire un percorso partecipativo, importantissimo e spesso negato in questa terra non solo dalla politica ma dalla stessa

collettività che ha spesso la voglia di veder risolti i propri problemi con la delega, mentre la strada è quella della sanità partecipata facendo emergere idee e proposte necessarie per delineare obiettivi nell’ottica dell’applicazione di quanto già normato ma non applicato».

«Oggi abbiamo il presidente della Regione - sostiene la leader dell’opposizione in Consiglio regionale - che è anche commissario alla sanità, questo può agevolare un percorso di allineamento e di interconnessione tra servizi sanitari, sociali e dell’istruzione, sia pure nelle maglie strette di quanto prevede la normativa in presenza di commissariamento. Bisogna dunque spingere molto verso interventi interdisciplinari, anche vigilando sul lavoro dell’attuale governo regionale, che non può trascurare esigenze di tale portata e soprattutto non può dimenticare di essere al governo in una sostanziale continuità dal 2020».

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