Bankitalia, aumentati i costi diretti della gestione sanitaria durante l'emergenza


CATANZARO - In Calabria, «la gestione sanitaria ha risentito dell’evolversi dell’emergenza sanitaria e degli interventi introdotti per farvi fronte». Il dato emerge dal rapporto annuale sull'economia regionale calabrese della filiale di Catanzaro della Banca d’Italia con la collaborazione della filiale di Reggio Calabria, presentato nel corso di una conferenza stampa.

In particolare, anche se provvisori, i dati «indicano nel 2020 una crescita dei costi della gestione diretta, a fronte di un calo osservato per la spesa convenzionata e accreditata». Ad incidere maggiormente sull'aumento della spesa, ci sarebbero «i maggiori acquisti di beni, soprattutto prodotti farmaceutici e dispositivi medici. La spesa per il personale ha continuato nel complesso a presentare un andamento decrescente (-1,0%), nonostante il piano di reclutamento straordinario di personale della rete ospedaliera e territoriale realizzato nell’anno. Tale intervento ha consentito di rafforzare temporaneamente la dotazione di personale esistente prima dell’epidemia, che risultava a fine 2019 pari a 116 addetti ogni 10.000 abitanti, includendo tutte le forme contrattuali e il personale sia delle strutture pubbliche ed equiparate sia di quelle private convenzionate. Nel corso del 2020 la dotazione del personale sanitario in Calabria è aumentata di quasi 1.270 addetti, di cui circa la metà rappresentata da infermieri e il 24 per cento da medici. Si è trattato in prevalenza di assunzioni con contratti di lavoro a termine o altre forme di lavoro flessibile (circa 90 per cento del totale), mentre quelle a tempo indeterminato sono state più contenute».

Secondo quanto emerge dal rapporto, inoltre, «la dinamica della spesa sanitaria e la relativa sostenibilità risultano particolarmente importanti in regioni che, già prima dell’emergenza sanitaria, fronteggiavano squilibri della gestione sanitaria e per tale motivo erano assoggettate alla disciplina dei Piani di rientro. La Calabria risulta sottoposta a tale regime dal 2010, e ancora oggi la sanità regionale versa in una difficile situazione, sia dal punto di vista finanziario che sotto il profilo della qualità dei servizi offerti. Il perdurare di tali criticità ha indotto il Governo ad estendere per ulteriori 24 mesi le misure emergenziali introdotte con il decreto Calabria, emanando un nuovo provvedimento» che «amplia i poteri attribuiti al Commissario straordinario con riguardo all’attuazione degli obiettivi del piano di rientro dai disavanzi».

Un altro aspetto è quello relativo alla dinamica della domanda e dell’offerta dei servizi sanitari che «è stata condizionata dall’emergenza sanitaria, con il potenziamento delle prestazioni direttamente legate al Covid-19 e il rinvio di quelle non strettamente legate e urgenti». In particolare, nel primo semestre del 2020 la Calabria «ha registrato un calo dei ricoveri complessivi di quasi il 34 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; si tratta prevalentemente di prestazioni afferenti all’area oncologica e cardiocircolatoria. Le prestazioni di specialistica ambulatoriale nei primi nove mesi dell’anno si sono ridotte del 39 per cento circa. Pure l’attività di prevenzione ha subito un forte rallentamento, con una riduzione degli screening effettuati nell’anno superiore al 60 per cento. Il rinvio di tali prestazioni si tradurrà verosimilmente in un maggiore fabbisogno sanitario in futuro al quale potrebbe sommarsi l'ulteriore domanda di prestazioni sanitarie da parte di coloro che hanno contratto il Covid-19 (Long Covid). Questo anche se "il recupero del ritardo accumulato nell’espletamento delle prestazioni sanitarie ordinarie potrebbe beneficiare degli sviluppi della campagna vaccinale».

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