top of page

Cosenza, riflessione sul nuovo ospedale



COSENZA - «Il nuovo ospedale di Cosenza? Un capolavoro d’abilità retorica, un formidabile gioco di prestigio! In un territorio dove ogni anno si consumano oltre duemila ettari di suolo con nuove colate di cemento e che, di fatto, nega ai propri cittadini il diritto alla salute, una classe dirigente abituata ad agire immaginando che la politica sia la continuazione degli affari con altri mezzi, responsabile principale della devastazione della sanità pubblica, ha avuto l’abilità di alzare una cortina fumogena intorno alla riflessione aperta dalla Cgil sul riordino della rete ospedaliera e territoriale, impedendo all’opinione pubblica di discutere delle reali condizioni del servizio sanitario pubblico, anche alla luce dei tagli previsti alle Case di Comunità e agli Ospedali di Comunità dalla rimodulazione del Pnrr voluta dal Governo. Per riuscirci hanno usato un’arma di distrazione di massa, aprendo una querelle sulla individuazione del sito da destinare alla costruzione del nuovo ospedale di Cosenza: la via edilizia per la ricostruzione della sanità cosentina. Un po’ come la storia del dito e della luna. Come per il ponte sullo Stretto ci si inventa un progetto mangiasoldi e se ne parla all’infinito per distogliere l’attenzione dalle condizioni delle strade e delle ferrovie, così da noi ci si accapiglia su studi di fattibilità e nuova cementificazione del territorio per non consentirci di parlare del collasso della sanità calabrese, rispetto a cui tutte le analisi più accreditate di Istituzioni e Agenzie indipendenti fotografano da tempo la storia di un disastro annunciato. In tutti i monitoraggi dei Lea, la Calabria si colloca in coda alla classifica delle regioni italiane. Di recente la Corte dei Conti ha certificato per l’ennesima volta l’incapacità del Servizio Sanitario Regionale di garantire ai calabresi i livelli essenziali (sic!) di assistenza in fatto di prevenzione collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Allo stesso modo Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – se si considerano i tempi di attesa nel pronto soccorso, il rispetto dei tempi di attesa per gli interventi chirurgici previsti dalla legge, i tassi di ricovero ad alto rischio di inappropriatezza, lo stato di invecchiamento delle apparecchiature, il numero degli operatori sanitari in rapporto ai posti letto e la gestione finanziaria e contabile – annovera l’Azienda Ospedaliera di Cosenza tra i dodici ospedali peggiori d’Italia. Eppure, in un anno, un cosentino paga la stessa addizionale regionale irpef di un cittadino di Bologna, paga più di un milanese, di un veneto o di un toscano per vedersi costretto sempre più spesso a farsi curare proprio a Milano o a Bologna. Da troppo tempo, nel nostro territorio, la sanità è stata ridotta a mero terreno per scorribande fameliche di politici senza scrupoli e prenditori della sanità privata. Così appare sempre più difficile orientarsi tra arbitrati milionari e soldi pubblici dirottati in Svizzera, cessione di presunti crediti da parte di strutture private (anche di quelle che nel recente passato hanno finanziato la campagna elettorale di qualche illustre ex parlamentare del PD) a fantomatiche società di factoring che reclamano il pagamento di quietanze di cui non v’è alcuna traccia; tra “fatture pagate due o tre volte e bilanci falsi o mai approvati sin dal 2011”, un Decreto del Governo che, “a fronte dell’impossibilità di indagare quanti debiti ci siano nella sanità calabrese, come sono nati, chi li ha generati”, condona il debito ed emana regole à la carte per consentire all’Asp di Cosenza – nel silenzio generale – di redigere il bilancio 2022 senza che siano stati approvati i bilanci degli esercizi finanziari precedenti e un Decreto del Commissario ad acta alla sanità che – con il plauso dell’Associazione Coordinamento Ospedalità Privata – in tempo di tagli lineari alla sanità pubblica, ha assicurato fino tutto il 2024 alle cliniche private cosentine diversi milioni di euro in più rispetto al periodo pre-Covid. Di tutto questo bisognerebbe discutere a Cosenza e non di nuove speculazioni, che continuerebbero a negare il diritto alla salute ad ognuno di noi ed a riempire di quattrini pubblici le tasche dei soliti noti. In questo contesto, l’attacco scomposto dei giorni scorsi che l’Amministrazione comunale di Cosenza ha provato a portare all’autonomia della Camera del Lavoro, deve essere rispedito al mittente con la massima determinazione. Su questo terreno, come è stato dimostrato in passato con altre Amministrazioni di centro sinistra, siamo pronti a difendere la nostra indipendenza usando, se necessario, tutta la nostra capacità di rappresentanza e mobilitazione». Lo afferma Delio Di Blasi di​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​ Le Radici del Sindacato ​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​(Alternativa in Cgil).



Scegli la provincia 

Troverai l'elenco delle strutture convenzionate.

Cosenza
Crotone
Catanzaro
Vibo Valentia
Reggio Calabria
Seguici
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square
uneba calabria
bottom of page