La Bruni chiede di riattivare il Centro regionale di farmacovigilanza



CATANZARO - «Che succede al centro regionale di farmacovigilanza? È la domanda preoccupata che pongo al presidente e commissario Roberto Occhiuto. Il centro è uno strumento straordinariamente importante, voluto da un direttiva europea, recepito da una norma nazionale e istituito in Calabria nel 2012, a seguito di uno specifico protocollo con l’Aifa (che mette anche i soldi tra l’altro) e poi recepito con un regolare Decreto del Commissario ad Acta». Lo afferma in una nota Amalia Bruni.

«Subito dopo - prosegue - é stato selezionato il relativo personale specializzato, assunto con contratto triennale poi prorogato, solo in parte sino allo scorso mese di novembre, mentre per altri dipendenti, inspiegabilmente, il rapporto è scaduto il 15 dicembre. In questo lasso di tempo si sono avvicendati diversi responsabili scientifici del centro, con vacazio protratte per un lungo periodo. Una ennesima disastrosa gestione della sanità calabrese. Dal Dipartimento della salute della nostra Regione pare giungano notizie solo negative per i cittadini. La gestione é stata disastrosa sino al punto che, a seguito di verifica, pare che l’Aifa abbia avviato le procedure per il recupero delle somme assegnate al progetto di farmacovigilanza. Siamo di fronte alla follia pura, non possiamo accettare una situazione di questo genere, oggi più che mai le attività di farmacovigilanza sono indispensabili visto la pandemia. É decisivo riattivare subito i rapporti con i professionisti impegnati allo scopo da ormai oltre sei anni, si nomini il responsabile scientifico del centro e si ripristini immediatamente l’attività. L’ennesima dimostrazione – conclude Bruni - di una sanità allo sbando dove tra risparmi inconcludenti, distrazioni, strategie sbagliate e manager incompetenti sono sempre i cittadini a rimetterci. Aspettiamo una risposta in tempi brevi. E anche efficace, basta scherzare con la salute dei calabresi».

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