Medicina d’urgenza, un bollettino di guerra



REGGIO CALABRIA - «Ho affrontato moltissime volte il tema della medicina d’urgenza, di quella territoriale, del problema del 118, delle ambulanze che partono senza medici a bordo ma nulla è cambiato e a noi non resta altro che continuare a denunciare una situazione gravissima e aggiornare purtroppo quello che assomiglia sempre di più a un bollettino di guerra».

Lo scrive in una nota Amalia Bruni, leader dell’opposizione in Consiglio regionale.

«Gli ultimi episodi - prosegue - mettono a nudo drammaticamente l'inadeguatezza dei servizi che dovrebbero salvare la vita alle persone. Come quello della collega Katia Mingrone, ginecologa da otto anni a Torino, che ha avvertito un malore mentre era in

casa con i propri familiari. Allertato immediatamente il 118 ha impiegato più di un’ora per arrivare a Cosenza all’ospedale Annunziata. Katia Mingrone, è deceduta dopo tre giorni. Alla donna che soffriva di ipertensione le è stata riscontrata la rottura di un aneurisma cerebrale che in poco tempo ne ha provocato la morte. Si trovava in Calabria per far visita ai suoi familiari. In casi come questi il tempo di attesa può risultare fatale, non sapremo mai se poteva essere salvata con un intervento più tempestivo ma è un dubbio che le istituzioni non possono permettersi. Anche la triste storia di un ragazzo di solo 21 anni che ha perso la vita all’ospedale di Polistena, in provincia di Reggio Calabria. In questo caso sembra che il giovane avesse assunto una dose eccessiva di farmaci. Arrivato in ospedale purtroppo non c'è stato nulla da fare. Per questo ho inviato una lettera al Direttore generale del Dipartimento della Salute e per conoscenza al Commissario ad Acta Occhiuto per attivare l’ispezione di competenza sul caso del giovane deceduto nell’Ospedale di Polistena dopo circa 48 ore di ricoverò. Ed infine la cronaca ci ha segnalato la vicenda drammatica di un uomo colpito da un infarto trasferito all’Ospedale Pugliese di Catanzaro dopo un’attesa di 5 ore dell’elisoccorso perché l’unica ambulanza del Pronto Soccorso di Soveria Mannelli dove era stato portato era impegnata in un altro intervento. Tutto questo accade nella totale inerzia della Regione, sorda anche ai fortissimi richiami del tavolo Adduce che mette in evidenza tutta la inadeguatezza continuando a non utilizzare i fondi previsti per l’incremento dei posti di terapia intensiva e per il rafforzamento dei pronto soccorso in

Calabria. Le mancate assunzioni e lo sbandierato avanzo in questo caso rappresentano fedelmente l’incapacità di spendere le risorse assegnate. Lo dico da tempo, ci vogliono uomini e donne per rimettere in sesto la sanità calabrese che negli ultimi anni ha perso oltre seimila figure professionali che non sono state rimpiazzate e c'è bisogno di riorganizzare la medicina d’urgenza, di rimettere in sesto quella territoriale e di assumere personale sanitario adeguato alle esigenze di questa Terra. Un piano serio, concreto. Presidente Occhiuto, si dia da fare sul serio o potremo solo a contare le nostre vittime».

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