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Sanità in Calabria, per la Uil bisogna voltare pagina


 




CATANZARO - L’apertura al confronto di merito sul futuro della sanità calabrese, espressa dal presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, è un fatto positivo ma sappiamo che il percorso del confronto, per migliorare lo stato di salute del Servizio sanitario regionale, è molto lungo e complesso. 

In tempi non sospetti avevamo ravvisato la necessità in questo terra di intraprendere una fase nuova, far rispettare le regole, far emergere la massima trasparenza dei percorsi, avviando un nuovo confronto strutturato e di merito con le istituzioni nazionali e locali interessate, i responsabili dei dipartimenti regionali interessati ma anche con chi, sul territorio, ha il compito di governare le Asp e le Aziende ospedaliere, senza mai dimenticare che una mano d’aiuto importante, un contributo fondamentale, che sino ad oggi è mancato, deve venire dal Governo nazionale.

Un’azione di analisi approfondita che, nel caso in cui non si dovessero partorire le risposte necessarie a rilanciare la sanità, non preclude il ricorso alla mobilitazione, nella consapevolezza che il Servizio sanitario nazionale è in grosse difficoltà, lo abbiamo ricordato alla politica manifestato in piazza in occasione dello sciopero sulla Legge di bilancio alla fine dello scorso anno. In quell’occasione abbiamo posto all'attenzione della politica e del governo nazionale il rischio che il Servizio sanitario nazionale collassi se non si interviene sui due pilastri fondamentali: il personale il territorio. 

Non bisogna dimenticare che sulla spesa complessiva di 170 miliardi di euro, più di 40 sono pagati dalle italiane e dagli italiani. Ormai il 50% delle visite specialistiche ambulatoriali e il 35% degli accertamenti diagnostici ambulatoriali sono pagati direttamente dalle persone. Pertanto chi può paga di tasca propria per ovviare alle lunghe liste d’attesa e si cura, mentre chi non può, soprattutto al Sud, rinuncia oramai a curarsi e questi ultimi rappresentano il 7% della popolazione e il 24% degli anziani.

Oggi, più che mai, occorre azzerare gli sprechi delle Regioni, aumentare la percentuale di Pil da mettere sulla sanità, per approntare un Piano sanitario nazionale che sappia valorizzare quelli che abbiamo definito i due assi portanti del Servizio sanitario nazionale: il personale e il territorio.

Per il personale occorre procedere ad un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni, rinnovare i contratti e spingere sull’acceleratore della contrattazione territoriale, sapendo che occorre rendere le professioni sanitarie più attrattive per i giovani e fermare il loro esodo verso l’estero. Va parificata, poi, la condizione contrattuale dei lavoratori della sanità privata e di quelli impegnati nel terzo settore.

Davanti a questa situazione torniamo a chiedere al Governo cosa intenda fare sul prossimo Def e, soprattutto, quali saranno le scelte sulla sanità nella prossima legge di bilancio, nella quale va alzata la quota di Pil che l’Italia investe in sanità.

Venendo alle problematiche del territorio, poi, diciamo subito che la Calabria sulla sanità deve voltare pagina e superare i ritardi accumulati in questi anni.

Sulla medicina del territorio, ancora, è necessario mettere a terra la mole di investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ad oggi, invece, i ritardi si stanno accumulando e, per una drammatica carenza di informazione, non sappiamo a che punto sono i progetti per la realizzazione delle case di comunità, degli ospedali di comunità e delle centrali operative territoriali. Ciò nuoce gravemente alla salute della medicina territoriale.

Una sanità regionale che aspetta da troppo tempo che i quattro nuovi ospedali, promessi oltre dieci anni addietro, diventino realtà operative. 

La medicina del territorio in Calabria sconta dodici anni di commissariamento, che non soltanto non ha migliorato le condizioni della sanità in Calabria, ma l’ha involuta, lo dicono i Lea e i dati di bilancio e i ritardi nella messa a sistema della medicina territoriale.

La sentenza della sezione controllo della Corte dei conti del Lazio, sul rendiconto 2022 non parificato della Regione, dimostra che sulla sanità non solo dobbiamo rivendicare più risorse ma anche maggiore legalità.

La sentenza della Corte dei conti del Lazio, ancora, dimostra che il meccanismo del commissariamento e che la politica deve rimanere fuori dal governo della sanità.

I medici cubani sono una soluzione tampone ma, per risanare la sanità, occorre procedere a nuove assunzioni e alla stabilizzazione dei precari.

Vogliamo ribadire, ancora, che sugli accreditamenti va applicato il Ddl concorrenza per dare omogeneità agli stessi su tutto il territorio di competenza, senza trascurare la necessità che nell’applicazione di queste norme debba essere preso in seria considerazione il fatto che le aziende applichino i contratti e rispettino le norme sulla sicurezza.

Occorre, ancora, avviare un focus approfondito sull’applicazione delle leggi sulla non autosufficienza e sulla disabilità, sia perché la popolazione invecchia e c’è la necessità di investire le giuste risorse su questi servizi indispensabili per la fetta più debole della popolazione, sia perché in questa regione persiste un forte disagio sociale una priorità deve essere quella di sostenere le famiglie che hanno più difficoltà.

Infine, vorremmo vederci chiaro sull’attività di Azienda zero, ritenendo di fondamentale importanza maggiore tracciabilità dei dati e informazioni più dettagliate sulla centralizzazione delle forniture e sugli appalti».

Lo afferma Santo Biondo, segretario regionale della Uil.

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