Trasporto dei dializzati, associazioni sul piede di guerra dopo le promesse mancate della Regione


CATANZARO - Le associazioni che svolgono il servizio di trasporto di pazienti dializzati annunciano nuove azioni di protesta. Dopo la protesta dei giorni scorsi dinanzi la sede della Regione con cui si denunciava il mancato pagamento da parte dell'Asp di Catanzaro dei rimborsi per il trasporto dei pazienti nefrodialitici. la situazione sembra ancora lontana dall'esser risolta. «Nei prossimi giorni i pazienti si incateneranno davanti la cittadella regionale e davanti l'Asp di Catanzaro per avere il diritto di vivere» annunciano le associazioni. «È ormai pubblica la volontà di non garantire un servizio che per alcuni utenti è di vitale importanza, come si evince dalla delibera 425 del 13/04/202

2 dell'Asp di Catanzaro, con la quale si sospende l'efficacia della regolamentazione aziendale adottata dal precedente direttore generale ff il 30/07/2019 – è detto in un comunicato - Tale delibera, mette in evidenza l'inadempienza da parte dell'Asp di Catanzaro nei confronti delle associazioni, delle aziende e delle cooperative operanti nel settore socio-assistenziale, non considerando, la reale efficacia del lavoro svolto. Nel tavolo tecnico formato il 06/04/2022,al quale era presente tutto lo stato maggiore della sanità calabrese - dal presidente della Regione Roberto Occhiuto al direttore generale dell'Asp di Catanzaro Ilario Lazzaro, dal direttore amministrativo Maria Maria Mariani a tutto il direttivo del dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria - sono emerse solo tantissime promesse e garanzie che, allo stato attuale non si sono concretizzate per consentire il proseguimento di un servizio di primaria importanza e, non gestibile dagli organi rappresentativi, nello specifico dall'Asp di Catanzaro...Da oggi tutte le associazioni, aziende e cooperative lasciano definitivamente e con gran rammarico la gestione del servizio al 118 che, già dalle prime richieste d'intervento, hanno negato la disponibilità, ribaltando la palla nuovamente al mittente. A tutto ciò – concludono le associazioni - si aggiunge la sospensione del personale operante in tale settore (circa 40/50 operatori) i quali oltre ad aver lavorato senza spesso essere retribuiti, ora perderanno anche il posto di lavoro portato avanti con amore e dedizione per moltissimi anni».



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