Villa Ermelinda, come stare in famiglia anche durante l’emergenza

 

CUTRO – Come stare in famiglia. E’ forse questa la formula vincente di Villa Ermelinda, struttura che eroga servizi di tipo sanitario e socio-assistenziale ad anziani non più completamente autosufficienti che, pertanto, non possono più risiedere presso il proprio domicilio o presso le proprie famiglie. Con 30 posti letto di residenza sanitaria assistita e 26 di casa protetta, la struttura, che impiega 60 dipendenti, è attualmente al completo e le misure adottate per fronteggiare l’emergenza Coronavirus sono stringenti. Anzi, in un certo senso, a Villa Ermelinda si sono precorsi i tempi. Ne abbiamo parlato con Ferdinando Scorza, amministratore di Progetto terza età srl, società che gestisce, oltre Villa Ermelinda, anche due strutture a Crotone, il San Dionigi hospital, unico hospice della provincia con 25 addetti e dieci posti letto (si tratta di camere singole con un letto affiancato per i familiari degli ospiti), in grado di erogare 40 prestazioni giornaliere domiciliari, e il poliambulatorio Igea, con altri sei dipendenti.

“Sin dai primi casi registratisi al Nord e all'inizio dell'esodo dei nostri compaesani che, appena rientrati, volevano venire in struttura a visitare i nonni - spiega Scorza, che peraltro è il presidente regionale di Uneba – abbiamo proibito completamente le visite ai parenti. Abbiamo dato un segnale forte in tempi non sospetti. In seguito ai primi casi di contagio a Cutro abbiamo messo in quarantena tutti i nostri lavoratori, dopo aver spiegato loro l’importanza di evitare i contatti, senza fare terrorismo psicologico o essere tacciati di fomentare panico. Del resto, successivamente la governatrice Jole Santelli ha blindato il Comune di Cutro”. L’emergenza mascherine non esiste a Villa Ermelinda, ma “puntiamo ad aumentare le scorte, anche di altri presidi, anche se la difficoltà del momento è grande – spiega ancora Scorza - Gli ordini vanno fatti con pagamenti in anticipo”.

Intanto, “Progetto terza età ha partecipato insieme alle varie associazioni territoriali all’acquisto di ventilatori polmonari da terapia intensiva, stiamo aspettando la fornitura e uno – annuncia Scorza -  lo doneremo all'ospedale di Crotone”.

In qualità di presidente di Uneba Calabria, Scorza aveva già convocato una riunione dei direttori sanitari delle varie strutture “per impartire buone prassi ai nostri associati”. “Voglio fare un grande elogio ai nostri dipendenti – è la sottolineatura di Scorza – per lo sforzo e l’impegno profuso particolarmente in questo periodo.

Gli amministrativi lavorano tutti da casa e nella struttura entrano soltanto quanti erogano le prestazioni agli anziani: questi lavoratori si sono sottoposti a forti limitazioni e quando terminano il turno si attengono a un regime di quarantena. Lo fanno con entusiasmo, perché sono gli unici che possono aiutare gli anziani”. Sono loro che si occupano di animare le giornate degli ospiti, con attività ludico-didattiche di intrattenimento sociale anche per chi è affetto da disturbi cognitivi, senza dimenticare ovviamente le prestazioni di carattere prettamente sanitario. Il fattore umano è importante a Villa Ermelinda, dal 2004 un riferimento per un bacino d’utenza proveniente per lo più da Crotone e Cutro ma anche dai centri dell’hinterland, e operatori socio-sanitari, infermieri, terapisti, assistenti sociali, psicologi e, ovviamente, medici non lo trascurano neanche a fronte di rigide misure contenimento del contagio, stabilite con rigore dal direttore sanitario Bonaventura Cretella. Misure che vanno dalla sospensione categorica delle visite dei parenti degli ospiti (questo accade sin dal 20 febbraio scorso) al fine di evitare contatti stretti con persone provenienti da zone ad alta incidenza di malattia, al controllo serrato dell’ingresso di tutto il personale con determinazione della temperatura ad ogni accesso in struttura e consequenziale allontanamento in caso di temperatura superiore a 37,5 gradi. Dalla rimodulazione  degli ingressi in struttura del personale con azzeramento dei percorsi per raggiungere gli spogliatoi all’isolamento dal contesto della struttura dell’area mortuaria con accesso esclusivo dall’esterno di non più di due dolenti per volta in caso di decessi. E ancora: disinfezione delle mani  con soluzione alcolica o di ipoclorito con cambio delle calzature all’ingresso in struttura; intensificazione delle pulizie di tutti gli ambienti, compresa la disinfezione di tutte le superfici piane e di appoggio delle stanze di degenza; rimodulazione dei turni di lavoro del personale per la riduzione statistica delle possibilità di contagio  con distribuzione dei carichi su un turno giornaliero dalle 7 alle 20  per tutta l’equipe assistenziale e dalle 20 alle 7 per il personale infermieristico e oss. Controllo serrato dei “contatti stretti” di tutti gli operatori con allontanamento di quelli venuti a contatto con persone provenienti dalle regioni del Nord e con sindromi simil influenzali; in tale ottica sono stati allontanati per un periodo di quarantena non inferiore a 14 giorni ben 17 dipendenti. Stretta osservanza del distanziamento sociale non inferiore a un  metro  tra gli ospiti sia nelle attività sociali che a tavola durante i pasti. Areazione degli ambienti comuni ogni due ore; disinfezione delle superfici piane, delle sedie, delle poltrone, dei poggiamano, delle maniglie  con soluzione alcoliche o di ipoclorito ogni due ore. Disinfezione degli ambienti comuni e  dell’area Covid  con cadenza trisettimanale con acido paracetico nebulizzato ad alta pressione o ozono. Uso obbligatorio  per tutto il personale di mascherine,  guanti e cuffie  nelle attività assistenziali ordinarie e, in aggiunta, di tute, occhiali, calzari per le attività in area Covid. Creazione di un area Covid 19  in un’ala laterale della struttura con ingresso dall’esterno autonomo  funzionalmente distinta in una sezione per i “sospetti”, cioè soggetti con segni simil influenzali e/o con febbre non chiaramente ascrivibile ad altra patologia,  e in una per i soggetti eventualmente risultati positivi al tampone. 

Misure che, evidentemente, stanno funzionando. “Lo stato psico-fisico degli ospiti è sostanzialmente sovrapponibile a quello antecedente all’adozione delle misure di contenimento - spiega Cretella - per tal 

 

e motivo si è fatto ricorso alle video chiamate, all’intensificazione delle chiamate vocali e delle attività sociali con coinvogimento in tal senso di tutta l’equipe assistenziale”.

Il prossimo passaggio tocca all’Asp, ovvero l’applicazione dell’ordinanza regionale che prevede l’effettuazione dei tamponi a tutto il personale per potere procedere all’isolamento di eventuali asintomatici. Sia gli ospiti che le loro famiglie stanno reagendo bene all’emergenza. “Ci hanno ringraziato di questi provvedimenti – conferma Cretella – che sono stati ben accetti”. Per il resto, si cerca di assistere gli ospiti come se fossero in famiglia. La “ricetta” di Villa Ermelinda funziona e, forse, consiste anche nella qualità della cucina, particolarmente apprezzata dai pazienti. “Menu stagionali, a cadenza settimanale, vengono proposti con l’avvertenza di rispettare le abitudini alimentari del contesto familiare”, spiega Cretella.

Non i tristi menu ospedalieri, insomma. Per esempio, c’è anche la pizza. E qualche volta anche i peperoni e patate e la trippa. E gli ospiti gradiscono le pietanze tipiche calabresi.

Tanto che, quando il cuoco è stato messo in quarantena, secondo un’avvertenza precauzionale seguita da tutti gli operatori non sanitari, c’è stata una sorta di sciopero della fame dei pazienti e a gran richiesta lo chef è rientrato in servizio.

 

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