Aris denuncia le lungaggini che colpiscono il mondo socio-sanitario



CATANZARO - L’Aris Calabria, organismo di rappresentanza regionale delle associazioni religiose sanitarie e socio assistenziali, riunitosi in assemblea nei giorni scorsi, denuncia le lungaggini e le insufficienze burocratiche che colpiscono il mondo socio-sanitario. Qui di seguito pubblichiamo un comunicato.

«A distanza di molti anni dagli evidenti fallimenti del commissariamento, si nutriva la speranza che con il Presidente Occhiuto ci sarebbe stata la possibilità di affrontare le questioni cruciali che vedono la stagnazione di un intero settore, ma dopo mesi non si è registrato ancora alcun cambio di passo.

Diamo atto che la gravità della situazione è stata chiaramente amplificata dall’emergenza sanitaria in atto, ma non nascono certamente con la pandemia da Covid-19 le gravissime carenze del sistema sanitario, queste ultime hanno origini ben più profonde e lontane nel tempo.

Esprimiamo pertanto profonda preoccupazione e riteniamo che non possa trattarsi solo di incapacità nella gestione e nell’espletamento delle pratiche giacenti nei Dipartimenti, pratiche che non vengono evase e non consentono alle strutture di migliorare i propri servizi rispetto ai fabbisogni del territorio.

Se non vi sarà un potenziamento in termini economici al piano triennale, se non vi sarà il tentativo di porre rimedio alle infinite liste d’attesa, alla riduzione dei servizi, alla medicina territoriale di base, alla vicenda ristori e mancato fatturato, per non parlare delle sabbie mobili e dello svuotamento della struttura amministrativa, come si può pensare di ricostruire la sanità in Calabria.

Per fare fronte allo squilibrio di bilancio, negli anni si è risposto operando tagli lineari che non solo non hanno risolto il problema della riduzione del passivo, ma hanno anche messo in discussione quei pochi settori che hanno dimostrato di funzionare e di raggiungere gli obiettivi di salute per i cittadini.

Tra questi chi ha pagato il prezzo maggiore sono stati i servizi territoriali, nonostante la loro spesa sia irrilevante sull’intero bilancio sanitario regionale, infatti corrisponde al 4%. Ad essere fortemente penalizzati sono stati anche i cittadini più fragili e deboli, malati psichiatrici, anziani nelle RSA, persone con disabilità, tossicodipendenti, che hanno visto ulteriormente crescere il divario di cittadinanza con il mondo dei cosiddetti inclusi.

Si prende atto della miopia degli interventi che hanno paradossalmente implementato la spesa sanitaria, colpendo quella che invece rappresenta un importante fattore di prevenzione rispetto al ricorso ai ricoveri ospedalieri e presso le strutture di lungodegenza.

Ecco quindi cosa hanno prodotto tutti questi anni di commissariamento: una sanità sempre più frammentata, in grande difficoltà e lontana dai bisogni reali del cittadino e del territorio; una sanità ripiegata su sé stessa, incapace di dialogo, con l’assenza totale di quella integrazione socio-sanitaria che in un territorio povero come quello calabrese sarebbe invece assolutamente necessaria.

Siamo quindi fermamente convinti che occorrano scelte politiche forti, che siano capaci di investire sulle attività territoriali e di prossimità.

E’ chiaro tuttavia che la politica, per pretendere di riavere il proprio ruolo, dovrà dimostrare di essere finalmente capace di andare oltre gli interessi particolari e le clientele ed avviare una riflessione politica adeguata, che porti con sé una visione di futuro che non sia soggetta esclusivamente a fattori economici, ma che sia capace di rispondere realmente ai bisogni dei cittadini, a partire dai più poveri e fragili.

Auspichiamo pertanto, che la Regione Calabria possa dare seguito alla richiesta di confronto sulle questioni fondamentali avanzata dalle sigle sindacali e ponga in essere, con immediatezza, tutti i provvedimenti necessari a salvare la sanità calabrese, scongiurando il rischio della paralisi di un intero settore».


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