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Cosenza, la Cgil contesta il Piano di riordino della rete ospedaliera


COSENZA - «Il dibattito e gli eventi che hanno fatto seguito alla nostra iniziativa sul Piano di riordino della rete ospedaliera e territoriale dello scorso 29 settembre, appaiono oltremodo paradossali e fuorvianti rispetto al merito dei temi trattati. Nei giorni scorsi abbiamo espresso con convinzione la nostra solidarietà all’ex vice sindaca Maria Pia Funaro, perché riteniamo abbia subito un atto di epurazione, contrastante con la libertà di espressione, che è base di ogni dialettica democratica». Lo afferma in una nota la Camera del Lavoro della Cgil provinciale di Cosenza. «In nome dello stesso principio rivendichiamo la nostra autonomia di azione, di analisi e di pensiero – spiegano i sindacalisti della Cgil con una posizione ufficiale -. Riteniamo che l’avvio di una discussione di merito sul tema della sanità e l’articolazione di una nostra proposta, frutto di un’analisi tecnica e contestuale del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera diffuso dalla Regione Calabria, non possa in alcun modo considerarsi “inopportuna”. Semmai è un’assunzione di responsabilità che sentiamo doverosa ed è espressione di quella dialettica sociale e democratica sopra richiamata , in cui ciascuno, per gli spazi che gli competono, deve potersi sentire protagonista. Per questo operiamo per essere elemento permanente di stimolo e di sfida, capace anche di prospettare una diversa agenda delle priorità». «Appare evidente – spiega ancora la Cgil Cosenza – che dell’analisi e dei contenuti dell’intero dibattito si sia voluto dare esclusiva attenzione alla sola questione dell’allocazione del futuro nuovo ospedale di Cosenza, ignorando, di fatto, i dati allarmanti e incoerenti che abbiamo denunciato riguardo: il numero dei posti letto che appaiono e scompaiono per l’hub bruzio, i progetti che disconoscono la centralità di presidi come “Mariano Santo” e Inrca, l’insufficienza delle risorse economiche rispetto ai progetti che si dice voler realizzare (compreso il futuro ospedale di Cosenza, tanto conteso, ma non finanziato), le marcate differenze tra i due Ospedali di Zone disagiate di Acri e San Giovanni in Fiore, il pericolo della scomparsa degli unici quattro posti di terapia intensiva pediatrica, l’assenza di qualsivoglia unità complessa di cure primarie, la risibilità dei numeri dedicati agli hospice pubblici, la totale assenza di attenzione, e quindi di previsione, di strutture per la cura dei disturbi mentali e quelli derivanti dalle varie forme di dipendenza». «Noi riteniamo – dice la segreteria della Camera del Lavoro di Cosenza – che siano queste le questioni sulle quali la cittadinanza voglia risposte. Abbiamo tutti il dovere di costruire una discussione di merito e fornire risposte concrete su un tema che ogni cittadino sente vivo sulla propria pelle: la profonda agonia della sanità pubblica calabrese e la conseguente negazione del diritto alla salute. Nè la posizione della Cgil potrà considerarsi “interferenza”, fino a quando saranno in gioco i diritti dei cittadini e dei lavoratori, di quelli della sanità in special modo, costretti a sopportare il peso maggiore della mancanza di una programmazione coerente con i bisogni delle persone».


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