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Crotone, Casa riformista lancia un Patto per la salute

  • 18 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

CROTONE - Quando un cittadino è costretto a lasciare la propria terra per ricevere cure adeguate, a fallire non è soltanto un ospedale, ma un intero sistema istituzionale. A rimarcarlo con forza è Casa Riformista di Italia Viva, attraverso il coordinamento cittadino guidato da Francesco Sarcone, che ha lanciato ufficialmente il Manifesto per il Rilancio della Sanità Crotonese: una proposta aperta a Regione, istituzioni, sindaci e parti sociali per ribaltare vent'anni di progressivo ridimensionamento dei servizi, centralizzazione e programmazione miope. I dati snocciolati nel documento inchiodano le responsabilità della politica regionale e fotografano un'emergenza sociale gravissima. «Oggi il 30% dei cittadini della provincia di Crotone non riesce più a curarsi e si abbandona a sé stesso», denunciano da Casa Riformista, puntando il dito contro una gestione fondata su rigidi confini amministrativi anziché sui bisogni reali. A smentire l'immobilismo ci sono i numeri granitici del presidio ospedaliero “San Giovanni di Dio”: nel solo 2025 il Pronto Soccorso ha registrato ben 48.418 accessi, di cui oltre 7.700 sfociati in ricovero e circa il 70% concentrato su codici a bassa e media intensità a causa del collasso della medicina territoriale.  «Il San Giovanni di Dio non è un semplice ospedale provinciale, ma un nodo strategico e un Hub sanitario interterritoriale che copre bacini complessi come Cariati, Rossano e San Giovanni in Fiore. Non chiediamo privilegi o cattedrali nel deserto, ma che la programmazione sanitaria venga costruita sui bisogni reali dei cittadini. Per questo proponiamo il primo Hub Territoriale Integrato della Calabria, fondato su un ospedale pubblico forte per le acuzie, una rete territoriale operativa, distretti protagonisti, telemedicina e assistenza domiciliare come asse portante», dichiara Sarcone. Nel Manifesto, Casa Riformista sottolinea come la sanità debba smettere di essere considerata un mero costo di bilancio per trasformarsi nel principale motore di sviluppo economico e sociale. Ridurre la mobilità sanitaria passiva — che ogni anno drena centinaia di milioni di euro verso altre regioni — significa recuperare risorse vitali per investire in tecnologie all'avanguardia e dare futuro ai giovani professionisti locali. Ma nessuna riforma sarà possibile senza rimettere al centro il capitale umano: «Medici, infermieri, OSS e tecnici rappresentano il vero patrimonio del Servizio sanitario. Occorre investire subito su nuove assunzioni, formazione continua, percorsi di carriera trasparenti e sicurezza nei luoghi di lavoro». «La salute non appartiene a una parte politica, appartiene ai cittadini. Lanciamo un Patto istituzionale per la sanità crotonese  - è la proposta - affinché tutte le forze politiche, i sindacati e le amministrazioni si impegnino a riconoscere il ruolo strategico del nostro ospedale, a programmare sui flussi reali e a ridurre la mobilità passiva. Il tempo delle analisi è terminato».

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