Crotone, nessun progetto per il reparto dialisi



CROTONE - «”LASCIATE ogni speranza, o voi che entrate” è la citazione che, oggi, meglio può descrivere lo stato infernale e le speranze deluse che vivono i nefropatici, dializzati e trapiantati crotonesi, nonostante datate e vibranti proteste per inadeguatezza dei reparti di nefrologia e dialisi». Lo afferma il vicesegretario nazionale di Aned Pasquale Scarmozzino. «Sin dal 2014 e nel silenzio tombale della politica e delle istituzioni locali, Aned a Crotone - è l’excursus di Scarmozzino - è intervenuta compulsando tutte le dirigenze aziendali succedutesi affinché provvedessero a riportare, come logica vuole, il reparto dialisi al piano terra e separassero per motivi clinici di sicurezza il reparto di nefrologia da altro reparto contiguo e delicatissimo. Tutti, ma proprio tutti i commissari e direttori generali aziendali, ultimo l’attuale direttore amministrativo dottore Masciari, hanno affermato esserci pronto progetto per le impellenti modiche necessarie al fine di evitare aggiuntivi rischi a pazienti già estremamente deboli come i dializzati e trapiantati. Ultimamente, la richiesta di adeguamento reparti è stata avanzata all’attuale commissario Domenico Sperlì che, con lodevole trasparenza, ha detto di non avere ereditato nessun progetto e che semmai i lavori verranno effettuati solamente a seguito di ristrutturazione completa dell’intero ospedale “San Giovanni di Dio”».L’«inaccettabile e attendista posizione aziendale è stata confermata dal commissario Sperlì» durante un tavolo in Prefettura sollecitato da Aned. Ma «se l’Azienda risponde che l’adeguamento di nefrologia e dialisi è rimandato a progetto di ristrutturazione ancora inesistente dell’intero spoke per un costo di 25 milioni, il problema automaticamente viene ribaltato per intero alla Cittadella regionale in capo al presidente-commissario ad acta Roberto Occhiuto». I pazienti vogliono sapere da Occhiuto «Chi risponde di probabili contagi per contiguità reparti con pazienti fragili» e se «Il direttore sanitario è conscio di tali rischi e cosa ha fatto finora allo scopo».


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