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Il gruppo De Magistris dice no all’Azienda Zero



REGGIO CALABRIA - Con nota formale Ferdinando Laghi e Antonio Lo Schiavo, consiglieri regionali del Gruppo De Magistris Presidente, hanno chiesto al governo nazionale e alla procura della Corte dei conti di diffidare il Consiglio regionale della Calabria affinché non approvi, in quanto contrarie alle norme vigenti, due proposte di legge sulla sanità inserite nell’ordine del giorno della seduta del prossimo 14 dicembre: una sull’istituzione dell’Azienda Zero, «con cui la maggioranza di centrodestra ignora e scavalca la gestione governativa, delegata, del Piano di rientro»; l’altra, volta a riunire l’ospedale di Catanzaro con il policlinico universitario Mater Domini, che, oltre a violare precise norme statali, ha «il fine elusivo» di garantire a quest’ultimo «il solito finanziamento fuori misura» e di «non dotarlo delle necessarie strutture del Dea di primo e secondo livello, ostacolando la compiuta formazione degli studenti di Medicina». «L’Azienda Zero – hanno scritto i due consiglieri regionali – mira a creare solo un mega centro di potere funzionale a gestire la spesa surrogando la Stazione Unica Appaltante», mentre il suo iter legislativo «configura un grave vulnus procedurale», in quanto, mancando l’urgenza, doveva partire d’obbligo dalla «Terza commissione consiliare». Inoltre, la proposta di legge in questione «prevede – hanno osservato Laghi e Lo Schiavo – un maggiore onere finanziario per il bilancio, pari a ‪700.000 euro, che, ancorché generico e non dettagliato, graverà sugli esercizi ‪2022-2024, con corrispondente riduzione della spesa per “le funzioni” (quali?) dell’Azienda Zero, sottraendo tale somma alle funzioni già esercitate dalle Aziende del Servizio Sanitario Regionale». «Si verte, certamente, nella assoluta genericità contabile, in netto contrasto – sottolineano i due consiglieri regionali – con i princìpi elementari della contabilità analitica e patrimoniale. La recente emergenza pandemica ha portato alla luce la necessità di dar vita ad una sanità cosiddetta “di prossimità”, di continuità ospedale-territorio, di integrazione socio-sanitaria e socio-assistenziale. Si determinerà, di contro, la ulteriore desertificazione sanitaria dei territori». Per tutte queste ragioni, Laghi e Lo Schiavo annunciano una battaglia durissima in Consiglio regionale e si riservano di investire del caso il Parlamento italiano.


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