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Infermieri stranieri, anche in Calabria hanno evitato chiusure



MILANO - «Se è vero che negli ultimi 6 mesi è aumentata del 40% la richiesta da parte di medici specialisti, giovani ed esperti, e di infermieri italiani di andare all’estero - soprattutto nei Paesi arabi, in Svizzera, Francia e Inghilterra - è altrettanto appurata la crescita del 30% dell’arrivo di sanitari stranieri dal 2020» nella Penisola. «E meno male, perché se in Italia gli immigrati per anni hanno frenato il crollo demografico, medici e infermieri stranieri da gennaio al 30 settembre hanno evitato la chiusura di 750 tra reparti (in maggioranza Pronto soccorso, ma anche Radiologie e Chirurgie) in ospedali pubblici e cliniche private, poliambulatori, studi di medici di famiglia e pediatri di libera scelta, laboratori analisi, centri di fisioterapia». Lo sottolinea Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), in una nota in cui Amsi commenta con soddisfazione l’arrivo all’Asp di Agrigento del primo contingente di medici di stranieri, 6 camici bianchi italo-argentini. La maggioranza delle attività rimaste attive grazie a personale sanitario straniero, dettaglia Aodi, sono «in Lombardia (130), Veneto (si sono salvati 100 servizi), Sicilia (75), Emilia Romana (60), Sardegna (60), Calabria, Lazio, Toscana, Trento e Puglia. I medici sono argentini, cubani, venezuelani, palestinesi, libanesi, siriani, giordani, israeliani, marocchini, tunisini, somali e sudamericani in generale. Gli infermieri arrivano da India, Filippine, Perù, Moldavia, Romania, Polonia, Bulgaria, Albania e Paesi arabi». Aodi, anche presidente di Umem (Unione medica euro mediterranea), membro della Commissione Salute globale della Federazione nazionale Ordini di medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) e docente a contratto all’università Tor Vergata di Roma, ribadisce «il nostro impegno a favore di tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera, proponendo sempre soluzioni a 360 gradi per evitare il crollo del Servizio sanitario nazionale e la fuga all’estero».

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