Per Guccione (Pd) il commissariamento non ha debellato il “sistema”


REGGIO CALABRIA - «Appalti pilotati, un cartello di imprese che gestiva in maniera monopolistica e con il sistema delle proroghe alcuni servizi sanitari, un meccanismo corruttivo e l’abitudine a emettere false fatturazioni per operazioni inesistenti. È quanto ha scoperto la Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta Inter Nos che ha fatto luce sulle infiltrazioni dei clan all’interno dell’Asp di Reggio Calabria, commissariata ormai dal 2019». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione.

«Abbiamo fiducia nella magistratura e siamo garantisti - aggiunge Guccione - ma lo spaccato che emerge dall’inchiesta sulla sanità è molto grave. L’indagine svela un sistema collaudato e denunciato più volte in questi anni anche all’interno di un dossier dettagliato sulla sanità malata calabrese. Già l’ex commissario Santo Gioffrè cercò di fare chiarezza e di denunciare ciò che accadeva all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale. Parlò di un sistema completamente fuori controllo, non esistevano carte degli avvenuti pagamenti delle fatture, dal 2005 al 2013 non vi è traccia della contabilità economico-finanziaria dell’Asp reggina.

L'inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza e

coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, fa emergere evidenti illegalità e una illecita gestione delle risorse ma dimostra anche che, nonostante il commissariamento, la situazione appare sostanzialmente immutata. Lo spaccato che esce da questa indagine è evidente, la politica ha gravi responsabilità ma la mala gestione rimane inalterata nonostante il commissariamento dell’Asp e il fatto che la sanità regionale sia ormai commissariata da undici anni. Ogni anno lo Stato trasferisce all’ufficio del commissario circa tre miliardi e mezzo di euro. Gli 11 commissari che si sono succeduti si sono trovati tra le mani ben 38,5 miliardi di euro. Una cifra enorme. La situazione sembra immutata e i responsabili, i dirigenti dell’epoca, coloro che gestiscono gare e procedure delicate sono rimasti al loro posto. Il commissariamento non ha debellato, come hanno sottolineato i pm, “un collaudato sistema di corruttela”. “Il commissariamento dell’Asp non serve a nulla. È inutile commissariare se poi rimangono gli stessi soggetti a gestire le gare”. Lo spiega bene il procuratore aggiunto Dominijanni. Ed è proprio da qui che bisogna partire».

«La situazione delle Asp e Aziende ospedaliere calabresi, come ho denunciato più volte - dice ancora il consigliere regionale del Pd - si è incancrenita nel corso degli anni. Purtroppo, quello che è accaduto all’Asp di Reggio Calabria non è un fatto isolato. È da anni ormai che denuncio quanto accade anche in una delle Asp più grandi del Mezzogiorno, l’Asp di Cosenza. Si sono succeduti più di 8 commissari, ma nessuno è

riuscito ad approvare i Bilanci consuntivi dell’Azienda sanitaria dal 2018 in poi. L’inchiesta della Procura di Cosenza ha consentito di far luce sulle dinamiche sottostanti la falsificazione dei bilanci consuntivi dell’Asp di Cosenza nel triennio 2015-2017. A dimostrazione che le denunce fatte in questi anni, l’allarme lanciato dalla Corte dei conti avevano un fondamento. Ho denunciato il sistema delle proroghe degli appalti, come ad esempio nel sistema della ristorazione negli ospedali, in prorogatio da oltre 14 anni, il sistema dei doppi e tripli pagamenti, decreti ingiuntivi su ritardati pagamenti. Centinaia di milioni di euro che dovevano servire a curare i cittadini sono serviti a pagare spese legali, interessi moratori e pagamenti di fatture non dovuti».

«La politica - conclude Guccione - non può solo limitarsi a fare dichiarazioni di circostanza, ma su questo tema vanno messe in campo proposte e soluzioni concrete facendo diventare la questione sanità della nostra regione una questione nazionale visto che, ancora oggi, non vengono garantiti i Livelli essenziali di assistenza. Bisogna spezzare i legami e i condizionamenti della malapolitica nella spesa del servizio sanitario regionale».

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