Radioterapia, in Calabria non spesi 9 milioni



CATANZARO - Gli acceleratori nucleari di cui sono dotati, dal 2017, i reparti di radioterapia oncologica della Calabria, hanno consentito di trattare oltre 10mila persone, ma nonostante questo resta ancora lunga la lista d’attesa per molti pazienti, che spesso sono costretti, per l'urgenza delle cure di cui necessitano, a rivolgersi a strutture sanitarie di altre regioni, con i costi che ne derivano sia in termini personali che collettivi a causa della conseguente emigrazione sanitaria. La presenza di nuovi acceleratori di seconda generazione consentirebbe quanto meno di raddoppiare e rendere più efficiente ed economicamente sostenibile l’intero sistema della radioterapia oncologica della Calabria. Con la legge finanziaria 2022, lo Stato ha adesso affidato la gestione e l’utilizzo di questi fondi alle Regioni.

Nel richiamare il cosiddetto Decreto Calabria, il legislatore ha affidato al Commissario ad Acta della Sanità in Calabria, ruolo oggi affidato all’attuale presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto «l'attuazione degli programmi sottoscritti con il Ministero della salute», «avvalendosi - viene specificato nel decreto - allo scopo, dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa - Invitalia, previo parere dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Ove necessario in relazione alla complessità degli interventi, il Commissario ad acta può nominare esperti individuati all’esito di una selezione comparativa effettuata mediante avviso pubblico tra persone di comprovata esperienza ed elevata professionalità, nel rispetto delle previsioni del quadro economico generale degli interventi».

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