Visite neurologiche, in Calabria molte sono inappropriate
- 1 giorno fa
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ROMA - Nuove raccomandazioni per ridurre le visite neurologiche inappropriate e migliorare la gestione delle liste d’attesa, un tema particolarmente rilevante per i vostri territori. In Calabria, infatti, solo il 40% circa delle prestazioni sanitarie – comprese quelle neurologiche – viene erogato entro i tempi previsti dalla normativa. Come dire che meno di 4 calabresi su 10 riescono a ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico entro i limiti. A livello locale, in realtà come le Asp di Vibo Valentia e Catanzaro, le attese per visite specialistiche e accertamenti possono protrarsi per diversi mesi, con punte che superano i 100–120 giorni per alcune visite neurologiche di controllo, secondo dati clinici interni, fino ad arrivare ai dati allarmanti diffusi da Federconsumatori, che documentano attese reali che toccano o superano i 344 giorni per specifiche prestazioni ospedaliere ordinarie. Il documento, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità su richiesta del Ministero della Salute, è stato sviluppato dalla Società italiana di neurologia (Sin), presieduta dal professor Mario Zappia, ordinario di Neurologia all’Università di Catania e direttore dell’Uoc di Clinica neurologica e del Dipartimento ad Attività Integrata delle Neuroscienze dell’AOU Policlinico “Rodolico – S. Marco” di Catania. Il documento interviene su una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale: l’elevata richiesta di visite neurologiche, spesso legata a condizioni molto frequenti come cefalea, disturbi cognitivi e tremore. In molti casi si tratta di situazioni che possono essere gestite già a livello di medicina generale, con il risultato di un sovraccarico delle liste di attesa e di un accesso più difficile per i pazienti che necessitano realmente dello specialista. Le nuove raccomandazioni introducono indicazioni chiare e operative per stabilire quando è appropriato inviare il paziente al neurologo e quando, invece, la gestione può avvenire sul territorio. In totale sono state definite 8 raccomandazioni: 6 identificano le situazioni in cui la visita specialistica è indicata e 2 quelle in cui non è raccomandata, offrendo un riferimento concreto per medici e servizi sanitari. «Queste raccomandazioni rappresentano un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso alle cure neurologiche nel nostro Paese - afferma Zappia - L’obiettivo è evitare visite non necessarie e garantire un percorso più rapido e appropriato per i pazienti con condizioni realmente rilevanti. Non si tratta di limitare l’accesso allo specialista, ma di renderlo più efficace e mirato, rafforzando il ruolo della medicina territoriale e migliorando l’integrazione tra i diversi livelli di assistenza». Per quanto riguarda la cefalea, viene indicato il ricorso allo specialista in presenza di segnali di allarme – come l’insorgenza improvvisa, il peggioramento progressivo, la comparsa in età avanzata o la presenza di sintomi neurologici associati – mentre le forme più comuni, come l’emicrania non frequente, possono essere seguite inizialmente dal medico di famiglia. Diverso il caso delle forme croniche, con mal di testa per oltre 15 giorni al mese, per le quali è raccomandato l’invio allo specialista. Per il tremore, le raccomandazioni distinguono tra condizioni che richiedono approfondimento neurologico – come i tremori a riposo, asimmetrici, di nuova insorgenza o associati ad altri disturbi neurologici – e situazioni più lievi o legate a cause riconoscibili, che possono essere gestite in prima battuta sul territorio. Analogo approccio per i disturbi cognitivi, per i quali viene valorizzato il ruolo del medico di medicina generale nel primo inquadramento diagnostico, prevedendo l’invio allo specialista nei casi di peggioramento progressivo non spiegato dagli accertamenti iniziali e orientando invece verso percorsi più appropriati, come quelli geriatrici, i pazienti con forme avanzate e condizioni di fragilità elevata. Le raccomandazioni sono state sviluppate da un gruppo multiprofessionale che ha coinvolto neurologi, medici di medicina generale, metodologi ed anche rappresentanti dei pazienti, sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili e attraverso un processo strutturato di consenso.









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