Passo in avanti nella trattativa tra Asp di Catanzaro e strutture accreditate

 

CATANZARO – Un passo avanti è stato fatto. “Un incontro interessante”, lo definiscono le associazioni di categoria Uneba, Anaste e Agidae, rispettivamente rappresentate da don Biagio Amato, Michele Garo e Massimo Poggi, che si sono confrontati con l'’Asp di Catanzaro, rappresentata dalls commissaria Tancredi, dalla direttirce amministrativa Rizzo e dal responsabile per le risorse economiche e finanziarie D'Arrò.

“Un incontro interessante, caratterizzato da un ascolto reciproco ma anche da una chiara e diretta esposizione da parte delle associazioni delle problematiche che finora hanno caratterizzato i rapporti non sempre sereni e lineari dell’Asp nei confronti degli erogatori privati – è detto in una nota - E’ seguito subito dopo una chiara pacata e puntuale considerazione della dott.ssa Tancredi su un nuovo modo di considerare i rapporti tra committenza pubblica ed erogatori privati, impostati su reciproco rispetto e percorsi trasparenti verso l’obiettivo comune che è la giusta esigibilità dei diritti alla salute da parte dei cittadini”. 

L'incontro era stato richiesto dalle associazioni e convocato dalla Commissione dell’Asp, ma il confronto proseguirà al fine di “verificare situazioni pregresse da chiarire e, ove possibile, da risolvere” e “reimpostare giusti rapporti all’interno di tavoli tecnici specifici per ogni ambito importante che connota i rapporti reciproci”. 

Relativamente alle richieste avanzate con le note scritte da parte delle Associazioni, nei giorni immediatamente successivi all’incontro, l’Asp ha già pagato le fatture di maggio e giugno e fra giorni dovrebbe liquidare anche il mese di luglio 2019. 

Non è proprio quanto le associazioni avevano richiesto (ovvero ricevere il pagamento almeno di 5 mensilità arretrare) ma “certamente è un primo passo – commentano in una nota congiunta - verso una soluzione strutturale e non solo congiunturale ai ritardi patologici con cui finora sono stati pagati gli erogatori privati”. 

Purtroppo, invece, “nessun impegno è stato assunto da parte dell’Asp circa il pagamento delle quote sociali a partire da gennaio 2019 perché l’Asp ancora oggi non ha ricevuto le rimesse a ciò finalizzate da parte della Regione”. 

Da ambo le parti però si è assunto l’impegno a sollecitare la Regione perché sblocchi questa situazione che per molte strutture accreditate continua a creare seri problemi gestionali perché la quota sociale rappresenta il 50 per cento del fatturato annuo. 

Circa la cessione dei crediti da parte degli erogatori privati accreditati, i rappresentanti delle associazioni hanno convenuto sul dato abbastanza significativo relativo ai costi che l’Asp deve sostenere per pagare gli interessi di mora secondo la legge 231 ma hanno anche evidenziato come le cessioni continuino ad essere, nonostante il costo economico anche a danno delle strutture, l’unica fonte per reperire la giusta liquidità per contenere crisi finanziarie strutturali dovute proprio ai ritardi con cui la committenza pubblica paga gli erogatori privati accreditati.

 

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