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Crotone, il Pd denuncia le “porte girevoli” all’Asp

  • Immagine del redattore: Uneba Calabria
    Uneba Calabria
  • 12 ago 2025
  • Tempo di lettura: 2 min
Leo Barberio
Leo Barberio

CROTONE - «In merito all’“ultimo atto” dell’attuale commissario dell’Asp di Crotone, Monica Calamai, apprendo con amarezza che, come già accaduto in passato, si lavora per far approvare l’Atto Aziendale, incassare il bonus, e… poi lasciare l’incarico. Un copione già sperimentato con successo dall’ex commissario Antonio Brambilla e che ora sembra ripetersi con la manager toscana». Lo afferma il segretario provinciale del Pd, Leo Barberio. «Nonostante una nostra formale richiesta di incontro inviata alla commissaria, siamo ancora in attesa di una risposta. Nulla, silenzio totale. Un atteggiamento preoccupante per chi dovrebbe guidare la sanità locale in modo trasparente e partecipato - aggiunge - Ancora più grave è il fatto che l’Atto non sia stato discusso preventivamente con i sindaci e le parti sociali, in palese violazione dei criteri minimi di confronto istituzionale. La sanità è un bene comune e non può essere trattata come un iter frettoloso per premiare un manager prima della sua partenza. Tutto questo - aggiunge - ci porta a porci una domanda e a porla con forza alla Regione Calabria: “È questo il tanto decantato “modello Calabria” tanto sbandierato da Occhiuto e da tutto il centrodestra?. Un modello fatto di “porte girevoli” dove i professionisti arrivano da fuori regione, scrivono un Atto Aziendale in barba a ogni confronto democratico, incassano il bonus e scappano via senza lasciare nulla sul territorio».

Questo «non è il modello del Partito Democratico», aggiunge Barberio. «Vogliamo una sanità sta­bile, dialogante, radicata sul territorio, che metta al centro i bisogni della comunità e non le logiche delle poltrone e dei bonus facili - prosegue Barberio - Auspico - conclude - che tale Atto non sarà presentato o quanto meno sarà oggetto di un intervento rapido e serio: prima un confronto pubblico tra istituzioni, operatori, sindaci e cittadini, poi la costruzione di un Atto Aziendale realmente condiviso».

 

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