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Dirigenza delle professioni sanitarie, la Uil chiede il rispetto delle linee guida regionali

  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

CATANZARO - «È passato del tempo dalla pubblicazione delle linee guida sugli atti aziendali il cui contenuto prevedeva l’applicazione della Legge 251 del 2000, che avrebbe dovuto accompagnare le professioni sanitarie verso una piena autonomia nella gestione dei processi assistenziali. L’obiettivo era chiaro: superare il vecchio modello utilizzando una figura dirigenziale responsabile  dell’organizzazione dell’assistenza, garante della qualità professionale e interlocutore della direzione strategica. In alcuni contesti regionali la dirigenza delle professioni sanitarie è stabilmente inserita nella governance; in Calabria resta marginale o puramente formale. Questa disomogeneità ha prodotto un quadro disarticolato, con effetti evidenti e negativi sull’efficacia dei modelli assistenziali. A ciò si aggiunge la percezione del dirigente delle professioni sanitarie come una semplice evoluzione del coordinatore o come un’interfaccia amministrativa. Ne deriva scarso investimento in una figura realmente dirigenziale e una limitata capacità di incidere sulle politiche sanitarie. I recenti bandi di mobilità/concorsi per l’assunzione di personale infermieristico e OSS (349 + 179) rappresentano una parziale boccata di ossigeno per l’intero sistema sanitario regionale. Ma questo rende ancora più necessaria la presenza di chi governerà i processi assistenziali e ci chiediamo quale sia il motivo per cui, in Calabria, non si assumono Dirigenti delle professioni sanitarie, anche alla luce delle linee guida che prevedono la strutturazione dei Servizi delle Professioni Sanitarie in tutte le aziende regionali. Nelle regioni dove la sanità marcia a ritmi diversi da quelli calabresi, la dirigenza delle professioni sanitarie è una realtà consolidata che rappresenta un valore aggiunto, mentre in Calabria esistono sporadiche ed insufficienti realtà che non possono più rappresentare il reale fabbisogno di tali importanti figure. Puntare sui dirigenti delle professioni sanitarie significa migliorare la qualità delle cure e dell’assistenza fornendo risposte appropriate, in linea con gli obiettivi previsti dalle nuove riforme che mettono al centro la sanità territoriale ed i reali bisogni dei cittadini. E non ci si può più trincerare, come spesso fanno maldestramente, in certe Aziende, alcuni dirigenti, dietro la mancata approvazione degli atti aziendali perché se così fosse allora lo stesso discorso varrebbe per gli altri profili. A questo punto ci chiediamo il perché alcune professioni accedono naturalmente alla dirigenza e altre no, indipendentemente dal merito? La domanda è lecita e la risposta è sempre stata taciuta o giustificata con improbabili e singolari alibi. Se questo nodo non verrà superato, anche innovazione, autonomia territoriale e nuovi modelli organizzativi resteranno dichiarazioni di principio. La storia ci dice che l’esistenza di una scelta politica e organizzativa che continua ad attribuire quasi esclusivamente a una sola professione il ruolo gestionale del sistema, sostenuta più da inerzia e comodità istituzionale che da evidenze di efficacia, non può considerarsi risolutiva perché se lo fosse davvero, non assisteremmo alle criticità diffuse che, oggi, spesso caratterizzano il sistema. E non si tratta di contrapporre le professioni, ma di garantire pari accesso ai livelli decisionali, riprendere quanto specificato nelle linee guida regionali, valorizzando l’insieme delle competenze e dei risultati; si tratta di valorizzare l’unità nella diversità che non è uno slogan ma un valore aggiunto realmente strategico. Perché in sanità, quando la governance resta monocorde, il sistema non diventa più ordinato: diventa solo più rumoroso. La Uil Fpl Calabria è consapevole che la presenza della dirigenza delle professioni sanitarie sia un reale cambio di paradigma oltre che necessaria e funzionale all’organizzazione dei servizi e delle attività sanitarie. Per questo chiediamo il rispetto delle linee guida regionali, l’applicazione della legge 251/2000 istituendo, in ogni azienda calabrese, il servizio delle professioni sanitarie attraverso l’utilizzo della/e graduatoria/e già  esistenti presso le Aziende Calabresi. Il cambio di passo è necessario se davvero si vuole guardare al futuro ad una sanità a misura di cittadino, alle sfide che gli obiettivi del PNRR e dei vari decreti di riorganizzazione della sanità». Lo afferma il segretario della Uil Fpl Calabria, Walter Bloise.

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