Dossier di Salutequità, in Calabria difficoltà massima ad accedere a servizi essenziali
- 15 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

MILANO - La digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale è una delle sfide strategiche per la sanità italiana. Gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) hanno accelerato l’adozione di tecnologie digitali, ma il percorso verso una sanità innovativa, equa e centrata sul paziente è ancora lungo. L’utilizzo della sanità digitale ha come suo obiettivo di fondo quello di produrre più equità riducendo le barriere geografiche; assicurando diagnosi precoce e cure tempestive; diminuendo i costi e aumentando l'efficienza; migliorando l’empowerment e la capacità di auto-cura (aderenza, scelte consapevoli, etc.) come sottolinea l'UE. Bersagli questi che, se centrati, darebbero un grande valore aggiunto alla sanità del nostro Paese che sta lavorando per modificarsi ed essere più resiliente e al passo con i tempi. Negli ultimi anni, soprattutto grazie ai fondi del PNRR, il SSN ha scommesso sulla digital health in 4 asset strategici: Rafforzamento del sistema di raccolta e analisi dei dati necessari alla governance del SSN; telemedicina; fascicolo sanitario elettronico (FSE); progetto pilota di intelligenza artificiale. Ad esso si affiancano le opportunità di innovazione delle digital therapeutics e della digital medicine. Per questo Salutequità ha promosso un momento di analisi e confronto per fare il punto tra esperti, istituzioni, pazienti e operatori sulla digital health in Italia, evidenziando criticità, rischi, opportunità per contribuire al conseguimento degli obiettivi di equità e salute. E hanno lanciato il DHEL, un laboratorio che mette al centro della digital health l’equità. La necessità di un laboratorio parte dalla constatazione dello stato dell’arte oggi, degli sforzi che si stanno compiendo e degli aggiustamenti che si renderanno via via necessari per assicurare un assetto normativo, economico e valutativo dell’uso della Digital Health e Digital medicine capace di assicurare equità e rispetto dei diritti delle persone. Le difficoltà di accesso alle cure tempestive rappresentano infatti una sfida sia per le diagnosi tempestive (ad esempio l'endometriosi il ritardo diagnostico stimato è di 7-10 anni dal primo sintomo) sia per incidere sulla rinuncia alle cure. Nel 2024 una persona su 10 ha rinunciato alle cure, principalmente per lunghi tempi di attesa (6,8% della popolazione). Dati che trovano riscontro sulla capacità del SSN di rispettare le priorità apposte sulla ricetta. A dicembre 2025 il 75% delle persone che avevano bisogno di una visita neurologica urgente (entro 3 giorni) ha atteso fino al doppio del tempo (6 giorni); per priorità entro 10 giorni, il 75% ha atteso fino a 23 giorni (più del doppio), per priorità a 30 giorni, il 75% ha atteso fino a 82 giorni; solo 15 giorni di differenza per la priorità a 120 giorni: il 75% ha atteso fino a 135 giorni. Nel triennio 2022-2024, il 5% delle famiglie ha incontrato molte difficoltà a raggiungere tre o più servizi essenziali, come farmacie e pronto soccorso, con differenze marcate a seconda della grandezza del comune (la difficoltà è più che raddoppiata nei comuni fino a 2000 abitanti 11,1%) e nord-sud: si va dal minimo di 2,6% delle famiglie nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen a percentuali più che triple in Campania (8,9%) e in Calabria (8,4%). E ancora scontiamo i più bassi livelli di fiducia nella capacità di autogestire la salute, come riferiscono gli stessi pazienti: 24,3%, rispetto alla media OECD 58,9% e oltre il 90% della Francia; sempre in fondo alla classifica per la fiducia nella propria capacità di utilizzare informazioni internet (4,9% Italia contro 19,3% della media OEC e oltre il 30% della Francia) - dati Surveys (PaRIS), OECD. Avanziamo con l’uso della telemedicina, che ha permesso l’accesso ai servizi sanitari a 204.865 assistiti, con 356.358 prestazioni erogate in 12 mesi (2024-2025), ma non è noto se ci sia un’efficace distribuzione in base alle situazioni di disagio territoriale (es. aree interne o mal collegate con il trasporto pubblico) e dei pazienti. Il PNRR ha previsto la digitalizzazione di 280 strutture ospedaliere e l'estensione della telemedicina ad almeno 300.000 persone. Le digital therapeutics (DTX) ancora non hanno una regolamentazione chiara in Italia, ma nel 2024 al livello globale già erano presenti 93 DTX (37% psichiatria, 14% endocrinologia, 10% reumatologia e oncologia). Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE), strumento che risponde a molteplici obiettivi che riguardano la libertà di poter accedere a tutte le informazioni rilevanti e importanti sulla e per la salute ovunque la persona si trovi, così come per la programmazione dei servizi sanitari è stato attivato, ma solo il 45% della popolazione ha espresso consenso alla consultazione dei propri documenti clinici e un medico specialista su 10 ancora non è abilitato alla consultazione; anche per l’alimentazione del "Patient Summary» è stata rinviata la scadenza PNRR per superare alcune difficoltà nella compilazione. «La sanità digitale - afferma Tonino Aceti, presidente di Salutequità - rappresenta una straordinaria opportunità per ridurre le disuguaglianze regionali, geografiche, culturali ed economiche, portando il Servizio Sanitario Nazionale nelle case di tutti, soprattutto di chi è più vulnerabile. Ma sull'equità l'OMS lancia un alert: si rischia di rafforzare l’accessibilità per chi è già in grado di accedere, lasciando invariata, o peggiorata, la situazione di chi fatica di più. Per questo abbiamo deciso di avviare un laboratorio sull'equità nella sanità digitale che coinvolgerà i principali stakeholder proprio per ridurre le disuguaglianze e contribuire a tenere alta l'attenzione su questo asset anche post PNRR».









Commenti