Fondi Pnrr per la sanità digitale, Calabria tra le regioni in cui la spesa è più lenta
- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

ROMA - La gestione delle risorse del Pnrr dedicate alla digitalizzazione del servizio sanitario nazionale procede con «gravi ritardi» e «inefficienze». È quanto emerge da uno studio della Uil, che ha analizzato i dati di Open Pnrr aggiornati al terzo trimestre del 2025 sulla spesa effettiva delle risorse per l’informatizzazione e la digitalizzazione della sanità della missione 6 del Pnrr. Per l’ammodernamento del sistema sanitario sono stati messi a disposizione circa 15,63 miliardi di euro. Di questi, oltre 8,6 miliardi sono dedicati all’innovazione, alla digitalizzazione e al rafforzamento della gestione dei dati sanitari. Per l'ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero, su un totale di 3,1 miliardi di euro a disposizione per finanziare 1.487 progetti, sono stati spesi 1,209 miliardi (il 39% delle risorse). «La spesa non è solo lenta - dice la Uil - ma anche disomogenea. Mentre l’Emilia-Romagna e la Toscana hanno raggiunto il 61%, il Veneto il 55% e il Piemonte quasi il 50%, alcune regioni del Mezzogiorno registrano numeri decisamente più bassi: il Molise si ferma al 18% e Calabria, Sicilia e Puglia restano tra il 20% e il 24%». Per la misura telemedicina per un migliore supporto ai pazienti cronici, su un totale di 974,3 milioni di euro per 65 progetti approvati la spesa effettiva si attesta a poco più di 107 milioni di euro pari all’11% del totale, con quasi tutte le regioni a quota zero nei pagamenti. Un andamento lento si registra anche nella spesa per il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati sanitari: su una dotazione totale di 1,1 miliardi di euro con 174 progetti, la spesa effettiva è del 31% pari a 341 milioni di euro. In particolare, alcune regioni mostrano percentuali di spesa relativamente elevate, come la Basilicata con il 29%, il Trentino e la Sardegna con il 22% o il Molise con il 19%; mentre altre presentano livelli di pagamento molto bassi o nulli come il Lazio e il Friuli-Venezia Giulia ferme a zero o la Lombardia e le Marche ferme all’1%. Sebbene non ci sia un netto divario tra Nord e Sud, sottolinea la confederazione sindacale, la disomogeneità territoriale è comunque evidente. «È necessario un processo di armonizzazione legislativa a livello nazionale - sostiene la Uil - per costruire una rete unificata dei dati sanitari e favorire l'interoperabilità, lo sviluppo della telemedicina e la digitalizzazione del servizio sanitario. Finora l’autonomia regionale, senza un reale coordinamento nazionale e standard condivisi, ha prodotto soluzioni e piattaforme tecnologiche locali che, pur rispettando i target amministrativi, sono isolate e incapaci di dialogare tra loro, vanificando l’obiettivo di una sanità digitale integrata. Serve implementare l’attività di monitoraggio con la valutazione dei risultati effettivi in termini di uso, accessibilità e integrazione nei percorsi di cura».









Commenti