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Vibo, comitato chiede alla Conferenza dei sindaci di riprendere il suo ruolo

  • 30 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

 VIBO VALENTIA - Un grido d’allarme, ma anche un appello alla responsabilità collettiva. È questo il cuore della lettera aperta alla cittadinanza diffusa dall’associazione Ali di Vibonesità, che torna a denunciare con forza la profonda crisi del sistema sanitario nel territorio di Vibo Valentia. Nel documento, il referente per la sanità Giuseppe Borello descrive una situazione ormai divenuta insostenibile: una sanità, sia ospedaliera che territoriale, incapace di rispondere ai bisogni fondamentali dei cittadini. Disservizi, tempi di attesa sempre più lunghi, carenze strutturali e organizzative alimentano una sfiducia crescente verso un diritto costituzionalmente garantito come quello alla salute. Non si tratta più, sottolinea l’associazione, di criticità isolate, ma di un vero e proprio “sfascio sistemico” che colpisce trasversalmente tutte le fasce della popolazione. Una condizione che spinge molti cittadini a cercare cure fuori regione, con pesanti ricadute economiche e sociali. In questo scenario, l’arrivo di un nuovo commissario alla guida dell’Asp viene visto come una possibile occasione di svolta. Tuttavia, secondo “Ali di Vibonesità”, il cambiamento potrà concretizzarsi solo attraverso un reale coinvolgimento del territorio e delle numerose associazioni impegnate da anni nella difesa della sanità pubblica. L’analisi si allarga poi al contesto regionale. L’uscita della Calabria dal commissariamento rappresenta un passaggio significativo, ma non privo di incognite. Tra le principali preoccupazioni, l’accettazione dell’Autonomia differenziata, ritenuta potenzialmente in grado di accentuare le disuguaglianze territoriali e penalizzare ulteriormente i cittadini calabresi. Sotto accusa anche la Conferenza dei Sindaci, organismo che – secondo l’associazione – dovrebbe svolgere un ruolo chiave nella tutela dei diritti sanitari ma che appare, nei fatti, poco incisivo. Da qui la richiesta di un cambio di passo, all’insegna di maggiore autonomia, coraggio e responsabilità. Il quadro nazionale, del resto, non offre segnali incoraggianti. I dati sulle Case della Comunità e sugli Ospedali di Comunità evidenziano ritardi significativi nell’attuazione della riforma della sanità territoriale. Anche strumenti come il Fascicolo Sanitario Elettronico risultano ancora poco diffusi e utilizzati. A peggiorare il quadro, la prospettiva di ulteriori tagli ai presìdi locali, come le guardie mediche, fondamentali soprattutto nelle aree più periferiche. L’associazione invita cittadini e istituzioni a un impegno comune per difendere un diritto fondamentale. “La salute – si legge – non può essere subordinata a logiche economiche o politiche”.

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