I lavoratori dei servizi psichiatrici chiedono un intervento concreto dello Stato e della politica


REGGIO CALABRIA - “Il commissario Guido Longo, con il decreto del 18 maggio 2021, ha lasciato con molte incognite il destino dei servizi della psichiatria”. Lo affermano in una nota Vincenzo Barbaro, Filippo Lucisano e Giuseppe Foti del Coolap. “Dalla scadenza della proroga del 31 dicembre 2020, utile ai pagamenti, i lavoratori si trovano senza stipendio da cinque mesi a tutt’oggi e con la consapevolezza di essere stati inascoltati e abbandonati dallo Stato e dalla politica calabrese – è detto ancora nella nota - L’approvazione della rete territoriale è un qualcosa di importante, ma non può bastare, perché se si chiede continuità della cura per i pazienti non ci si può lavare le mani e non pagare i servizi resi coprendosi con la scusa della legalità solo per convenienza. Noi, come sempre e con dignità da vendere, lotteremo fino allo stremo delle nostre forze e con ogni mezzo per far cessare questo abuso che evidenzia, da parte di chi lo perpetra, una sorta di arroganza vestita con abiti istituzionali. Caro commissario Longo – è l'appello di Coolap - le nostre parole le sembreranno sicuramente dure, ma siamo certi che capirà la responsabilità che abbiamo nei confronti delle nostre famiglie e dei nostri pazienti. Responsabilità e coraggio che manca a chi dovrebbe ad ogni costo difendere i diritti dei più fragili e di tanti lavoratori. Vogliamo anche ricordare che nessuno allo scadere della proroga il 31 dicembre 2020, cinque lunghi mesi fa, ha informato le cooperative che i servizi avrebbero dovuto cessare e, con essi, anche il diritto alla cura di tante PERSONE che lo richiedono come bisogno e come diritto costituzionalmente riconosciuto. Con la cessazione degli stessi, si rischia una impietosa transumanza umana, che trasferirebbe “come pacchi” i pazienti verso contesti a loro poco famigliari, con conseguenze devastanti per la loro fragilità. Quindi, riteniamo con cognizione di causa, che non ci devono essere scuse o impedimenti nel dover pagare ciò che i lavoratori, con abnegazione e con spirito di sacrificio, hanno reso in questi mesi per potare avanti un servizio utile ad una fascia di popolazione fragile che lei, Stato, dovrebbe tutelare. Le ricordiamo, a tal proposito, che la legge n° 381/91 oltre a disciplinare le cooperative sociali, ha lo scopo di tutelare, rafforzare e promuovere il sostegno e lo sviluppo della cooperazione sociale, a favore dei soggetti beneficiari che nel caso in questione sono disabili mentali a carico dell’Asp alla quale forniamo un servizio da trent’anni. A tal fine la Regione Calabria, nella legge regionale del 17 agosto 2009 n°28, testualmente riporta che: riconoscendone il rilevante valore e la finalità pubblica, attribuisce alla cooperazione sociale ruolo di partner privilegiato degli enti pubblici nel perseguimento della promozione umana e di un’adeguata integrazione socio-lavorativa degli individui. La mancanza di accreditamento delle strutture che ne avrebbe garantito la totale legalità e il riconoscimento dovuto, ribadiamo, non è stata una mancanza delle cooperative e ancor meno dei lavoratori, ma bensì di chi ne aveva pieni poteri e non l’ha mai fatto per motivi a noi ignoti, seppur molte volte sollecitato. La negligenza e le colpe vanno ricercate e perseguite altrove, non nel lavoro onesto e dimostrabile di chi cerca, come noi, solo di fare il proprio dovere al contrario di altri”. La nota si conclude con la dichiarazione della continuità dello stato di agitazione e l'annuncio che lunedì 7 giugno in piazza Italia, luogo della vita politica ed istituzionale di Reggio Calabria, alle 9:30 circa, avrà luogo un sit-in di protesta.


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