Piano di rientro, Schipano (FP Cgil Calabria) dice no a toni trionfalistici
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CATANZARO - «Occorre usare prudenza prima di usare toni trionfalistici nell’annunciare l’approvazione del piano di rientro dal debito sanitario 2026-2028 e la fine del commissariamento». Lo afferma il segretario generale Fp Cgil Calabria Bruno Schipano che precisa: «Consiglio dei Ministri, Corte dei Conti e Conferenza Stato-Regioni non hanno cancellato con un colpo di spugna le sabbie mobili nelle quali versa la sanità calabrese. Al contrario, sono stati rimarcati e sottolineati i drammatici numeri che descrivono l’emergenza urgenza, l’emigrazione sanitaria, i Lea, la prevenzione. Se il piano di rientro dovesse fallire gli obiettivi richiesti, la Calabria rischia di tornare sotto commissariamento». Schipano illustra i campanelli d’allarme: «La fine del commissariamento è stata decisa in presenza del persistere di gravi fattori di rischio critico. Un debito sanitario pregresso di 873 milioni (89% definito secondo il Piano), mobilità passiva di circa 50mila ricoveri l'anno verso altre regioni, carenze di personale, medicina territoriale assente, un servizio di emergenza-urgenza lacunoso e livelli essenziali lontani dagli obiettivi minimi». Il Piano di Rientro punta molto sul ruolo di Azienda Zero, alla quale sarà affidata la gestione centralizzata del reclutamento del personale e dei sistemi digitali. Tra il 2010 e il 2011 la Calabria ha perso il 24 per cento del personale sanitaria. Un dato quasi cinque volte maggiore della media delle altre regioni. «Ma Azienda Zero non è la panacea di tutti i mali – chiarisce Schipano -. Nelle scorse settimane più volte abbiamo evidenziato le sue fragilità. A partire dalla mancanza di fondi propri e dal conseguente meccanismo di svuotamento della casse delle asp provinciali». «Non è possibile accettare un sistema di riorganizzazione che punta ad un nuovo apparato senza inserire nuova linfa – aggiunge -. Sistemi come l’emergenza urgenza soffrono la carenza di operatori sanitari sia in corsia che a bordo delle ambulanze. Il personale delle altre aziende non può essere dislocato temporaneamente su Azienda Zero e non sostituito. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi bisogna assumere con contratti a tempo indeterminato e potenziare la medicina territoriale». «Il diritto alla salute e i diritti dei lavoratori – conclude Schipano– non possono essere piegati a logiche trionfalistiche e racconti romanzati».









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