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Salute mentale, in Calabria carenza di personale e dotazioni ridotte

  • 39 minuti fa
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ROMA - Negli ultimi 5 anni l’aumento della pressione sui servizi di salute mentale delle Regioni italiane, soprattutto da parte di adolescenti e giovani, è al centro dall’analisi dei contributi delle sezioni regionali della Società italiana di psichiatria (Sip), presentate questa mattina alla conferenza nazionale delle Sezioni regionali della Sip, in corso a Roma. Dall’incontro emerge anche una proposta operativa che punta a raccogliere le indicazioni provenienti dalle realtà locali: l'istituzione di una Conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi, per definire gli interventi immediati e quelli programmabili. Se al livello nazionale si evidenzia una crescita generale del numero di utenti presi in carico dai servizi di salute mentale - passati da 845.516 del 2024 a quasi 1 milione di oggi - sul piano regionale i numeri evidenziano un quadro con molte differenze. Alcune Regioni del Nord, come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10.000 abitanti. In altre realtà emergono invece elementi specifici: la Liguria registra il dato di assistenza nazionale più alto, con 447 utenti trattati ogni 10.000 abitanti contro una media italiana di 171,9, il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con una carenza di personale, con dotazioni che in alcuni casi scendono fino a circa 40 operatori ogni 100.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2. Nel Mezzogiorno permangono inoltre differenze significative nell’organizzazione dei servizi, con Regioni come la Puglia che hanno sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa e altre che devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico. Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall'organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo.

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