Vibo, protesta dei comitati per i servizi sanitari carenti

VIBO VALENTIA - «Basta discriminazioni». I comitati per la sanità pubblica del Vibonese hanno protestato alla Cittadella Regionale di Catanzaro contro il progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari e le disparità nei finanziamenti destinati al territorio. Una delegazione di cittadini, attivisti e amministratori locali ha manifestato davanti ai cancelli della sede regionale. Alcuni partecipanti si sono anche incatenati simbolicamente per chiedere il diritto alle cure e il ripristino dell'Emodinamica H24 all'ospedale «Jazzolino» di Vibo Valentia. La principale scintilla che ha fatto scattare la protesta riguarda le recenti delibere della Giunta Regionale, in particolare la delibera n. 440 di fine luglio 2026. Il provvedimento ha cancellato la previsione del servizio di Emodinamica H24 presso l'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia – storicamente garantito dalla rete tempo-dipendente per le sindromi coronariche acute (Rete SCA) – sostituendolo con un'inconsistente emodinamica itinerante. Come ribadito dai portavoce dei comitati al megafono, l'itineranza copre esclusivamente gli interventi programmati ma risulta del tutto inefficace di fronte alle emergenze cardiovascolari, dove la tempestività dell'intervento è una questione di vita o di morte. Con questa scelta, la provincia di Vibo Valentia rimane l'unico territorio dell'intera Calabria totalmente estromesso dalla rete cardiovascolare d'emergenza H24. Nel corso del sit-in sono stati sviscerati con cifre alla mano i dati relativi al riparto del Fondo Sanitario Regionale (delibera di fine giugno 2026). A parità di popolazione con l'Asp di Crotone (entrambe le province contano circa 150-160 mila abitanti), quella di Vibo Valentia riceve ben 100 milioni di euro in meno all'anno. Tale sperequazione si traduce in un minor contributo di circa 500-600 euro pro-capite per ogni cittadino vibonese. A questo deficit strutturale si aggiunge una perdita ulteriore di 30 milioni di euro all'anno dovuta alla mobilità sanitaria infraregionale, che costringe i pazienti vibonesi a curarsi fuori provincia. Le giustificazioni regionali, basate sulla maggiore presenza di sanità privata convenzionata nel Crotonese, sono state bollate dai comitati come un'aberrazione che penalizza due volte il settore pubblico. Accanto ai comitati civici si sono schierati diversi primi cittadini del territorio vibonese, tra cui i sindaci di Vibo Valentia, Serra San Bruno, Monterosso, San Nicola da Crissa e Nardo di Pace. Il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, ha ribadito il pieno sostegno dell'intera Conferenza dei Sindaci alla battaglia della piazza: «I servizi sanitari non possono essere itineranti. Devono essere costanti, stabili e non a giorni alterni. I cittadini della Calabria e del Vibonese non sono di serie B e hanno diritto a cure qualificate e continue.» Il sindaco di Serra San Bruno ha rimarcato le storiche sofferenze degli ospedali montani e delle zone disagiate, ricordando come la permanenza del reparto di medicina sia stata garantita solo grazie all'ausilio dei medici cubani, mentre i turni del pronto soccorso restano costantemente in affanno. Da parte sua, il sindaco di Monterosso ha evidenziato l'assenza di programmazione e la mancanza di rappresentanza locale nei ruoli apicali dell'Asp. Il muro di gomma della Cittadella e le testimonianze di dolore. Particolarmente forte è stata la denuncia per l'atteggiamento dei vertici regionali, rimasti chiusi nei palazzi senza concedere un ascolto formalizzato alla delegazione. Dinanzi ai cancelli si sono levate le toccanti testimonianze dei pazienti, come quella di Katia, malata oncologica vibonese che ha denunciato il silenzio delle istituzioni di fronte alla carenza di apparecchiature fondamentali (come la PET) e all'assenza di un'agenda e di un URP oncologico dedicato, costringendo centinaia di malati ai viaggi della speranza.
A tracciare il quadro drammatico del settore d'emergenza sono stati anche gli operatori sanitari presenti, ricordando che nel Vibonese l'80% delle ambulanze viaggia ormai privo di medico a bordo a causa del rifiuto di massa dei sanitari al passaggio verso Azienda Zero, in un contesto regionale dove l'aspettativa di vita di un neonato è già inferiore di 3 anni rispetto a un bimbo nato in Piemonte. I comitati hanno infine consegnato un documento formale chiedendo il ripristino immediato dell'Emodinamica H24 a Vibo e la revisione dei criteri di riparto del Fondo Sanitario.









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