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La spesa pubblica per la sanità cresce di poco in Calabria

  • 30 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

ROMA - La spesa pubblica per la sanità in Italia nel 2024 ha impegnato circa 47,4 miliardi di euro per l'assistenza ospedaliera in regime ordinario, 4,6 miliardi di euro per l’assistenza in DH, 26,9 miliardi di euro per l'assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione, 14,1 miliardi di euro per la Long Term Care (LTC), 21,9 miliardi di euro per la farmaceutica, 7,7 miliardi di euro per la prevenzione e, infine, 12,7 miliardi di euro per i servizi ausiliari. L'assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione è la voce di spesa principale sostenuta dalle famiglie, che si attesta a 17,1 miliardi di euro, 15,4 miliardi di euro sono stati impegnati per l'acquisto di farmaci, 4,2 miliardi di euro per l’assistenza LTC e 2,7 miliardi di euro per l’acquisto di servizi ausiliari. Le assicurazioni sanitarie volontarie spendono 1,7 miliardi di euro per l’assistenza ambulatoriale, una quota molto elevata della spesa, mentre 2,1 miliardi di euro è impegnata per la governance e l’amministrazione del sistema sanitario e del finanziamento. È quanto rileva la XXII edizione del Rapporto Osservasalute 2025, l'analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi a Roma all’Università Cattolica e pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla Salute come Bene Comune. La dinamica della spesa dal 2019 al 2024, spiega il dossier, è caratterizzata da una crescita nominale media annua del 3,8% per la spesa di competenza pubblica e 2,2% per la quota sostenuta dalle famiglie. In crescita la spesa intermediata dalle assicurazioni sanitarie volontarie, aumentata in media annua del 7,9%, mentre l’incremento della spesa sanitaria sostenuta dal welfare aziendale si è attestato al 2,9%, tutto concentrato sui servizi per la prevenzione delle malattie. Aumenti significativi si registrano per le altre forme di finanziamento che compongono il conto della sanità: la spesa sanitaria sostenuta dai regimi di finanziamento volontari ha avuto un incremento medio annuo del 7,3%, mentre quella in capo alle Istituzioni senza scopo di lucro del 9,7%. Il disavanzo sanitario nazionale 2023 si è aggravato rispetto al 2022, raggiungendo un livello di circa 1,85 miliardi di euro, corrispondenti a 31 euro pro capite. Disavanzi più elevati si erano registrati solo fino al 2012. Se si escludono le regioni a Statuto Speciale (tranne la Sicilia) e le PA, il disavanzo è pari a 833 milioni di euro. Dopo la flessione del 2020, continua poi la ripresa della spesa sanitaria privata, che aveva caratterizzato tutto il decennio precedente. Il dato 2022 è di 735 euro pro capite, con un incremento del 5,76% rispetto al 2021 e un incremento medio annuo del 2,99% nel periodo 2012-2022. Di conseguenza, il rapporto tra spesa sanitaria privata e spesa sanitaria pubblica, che era pari a 0,30 nel 2011 e aveva raggiunto 0,34 nel 2019, per poi scendere nel 2020 a 0,29, si è riportato nel 2022 a 0,33. Su base regionale, nel corso del 2023, la spesa sanitaria pubblica pro capite è leggermente aumentata in tutte le regioni, con crescite superiori all’1% solo in Basilicata (1,33%), Sardegna (1,08%), Molise (1,04%) e Calabria (1,02%). Quanto al disavanzo, nel 2023 le regioni in equilibrio sono state soltanto 7: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Campania e Sicilia. Secondo Osservasalute, anche la spesa per il personale, che rappresenta la risorsa cardine del sistema sanitario, «è indice di un Ssn non in buona salute": nel 2022 ammonta a 38,9 miliardi di euro, il 29,9% della spesa sanitaria totale; nel corso degli anni l’incidenza della spesa dei redditi da lavoro dipendente sulla corrispondente spesa complessiva del Conto Economico è contraddistinta da una tendenziale diminuzione, passando dal 32,1% del 2013 al 29,9% del 2022. La diminuzione della spesa è, sostanzialmente, il risultato delle politiche di blocco del turnover attuate dalle regioni sotto Piano di Rientro e dalle misure di contenimento della spesa per il personale, comunque, portate avanti autonomamente dalle altre regioni. Infatti, a livello nazionale, nel 2022 il numero di medici e odontoiatri del SSN è stato di 107.777 unità, registrando una diminuzione del 3,9% rispetto al 2019, anno in cui le unità erano 112.146.  Per Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla Salute come Bene Comune, «i dati segnalano un progressivo deterioramento dell’equilibrio economico-finanziario e lo scenario futuro è discretamente preoccupante. In particolare sulla capacità del sistema di welfare di sostenere le fragilità di alcune fasce di popolazione, in particolare quella anziana». La spesa sociale destinata agli anziani è diminuita e non è uniforme sul territorio.

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